L’altra sera ho acceso il mio impianto hi-fi e ho ascoltato un vecchio disco. Il gracchiare del vinile ha liberato una melodia dimenticata. La mente mia è tornata a vagare nel periodo dell’adolescenza.
Quella canzone mi ha fatto ritornare alla mente tante cose, soprattutto il senso di felicità che si ha a quell’età. Ho ricordato alcuni viaggi. Non le vacanze, ma i viaggi. La differenza è sottile ma decisiva. La vacanza è spesso una fuga da ciò che ci opprime: come ad esempio il lavoro o un presente che ci sta stretto, o trovare riparo da qualcosa. Il viaggio, invece, è la scelta di una destinazione, la voglia di cambiamento. Se la vacanza è la fuga, il viaggio cerca l’orizzonte. Quando viaggiamo, accettiamo di perdere i nostri punti di riferimento, e in quell’incertezza che inizialmente ci spaventa, accade qualcosa di straordinario, qualcosa che assomiglia moltissimo alla libertà, ovvero trasformare lo smarrimento in una direzione consapevole.
Crescendo, impariamo a riconoscere ciò che per noi ha davvero senso: non è la fuga, ma la libertà di scegliere.
Ora immaginiamo la vita come una melodia, in cui siamo noi a scegliere di ascoltarla, ma non siamo noi a scrivere le note del destino, il tempo, il ritmo. E come una melodia che decidiamo di alzare o sfumare, la nostra vita acquista senso solo quando siamo noi a decidere il volume, il tono e il momento del silenzio. È qui che il viaggio ci trasforma davvero: non nella durata, ma nella profondità di ogni singolo istante.
La libertà, in fondo, assomiglia moltissimo a quel momento di smarrimento che si prova viaggiando: è quel brivido di fronte al bivio, la possibilità di scegliere, finalmente, la propria strada. Essere liberi significa scegliere la propria melodia, decidere quando il viaggio deve cambiare direzione. Proprio come ha fatto chi ha chiesto l’aiuto di Marco Cappato (litico e leader dell’Associazione Luca Coscioni, figura simbolo della battaglia per il fine vita in Italia). Marco Cappato ha spinto un intero Paese a guardarsi allo specchio, affinché il diritto alla salute, sancito dalla nostra Costituzione, non venga interpretato come un obbligo alla sofferenza infinita.
La felicità, a volte, è solamente la libertà di poter scegliere. Come quando si sceglie di ascoltare un disco: sei tu a metterlo su, sei tu a decidere il volume, sei tu a lasciarti attraversare da quella musica. E quando la canzone finisce, quando senti che è il momento giusto, sei ancora tu a decidere di alzare il braccio, e spegnere il giradischi in silenzio.
In quel silenzio, in quella scelta consapevole comprendi che la felicità non è un posto. È un momento che sai riconoscere.
Enrico Sgariboldi


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