Ogni settimana raccontiamo una regione d’Italia attraverso sentieri meno battuti.
Lasciamo da parte le cartoline per scoprire l’anima nascosta dei nostri territori, dove a parlare sono i dettagli, i silenzi e i gesti lenti.
Questa settimana è il turno della Basilicata.
Matera, con i suoi Sassi scavati nella roccia, è il punto di partenza ideale.

Ma basta allontanarsi un po’ per scoprire l’altra Basilicata: quella fatta di creste lunari, paesaggi brulli e borghi che sembrano sospesi nel tempo.
I calanchi lucani, tra Aliano e Craco, sembrano usciti da un film di fantascienza.
Qui la terra si sgretola, si piega, si scolpisce da sola. Camminare tra questi canyon d’argilla è un’esperienza quasi surreale.
Craco, il paese fantasma abbandonato per frane, ha un fascino struggente. Le finestre vuote il silenzio assoluto: tutto sembra fermo, ma tutto parla.
Poi ci sono i borghi vivi, ma sempre discreti.
Castelmezzano e Pietrapertosa, incastonati nelle Dolomiti Lucane, sono gioielli in equilibrio tra cielo e roccia. Qui il tempo ha un altro ritmo. Ci si sveglia con l’odore del pane, si salutano tutti per nome, e ci si siede al tramonto senza fretta.
In Basilicata ho imparato che il viaggio non è sempre movimento. A volte è stare. Respirare. Guardare il paesaggio cambiare lentamente. È una regione che ti obbliga a rallentare, ma che poi ti resta dentro come una carezza ruvida.
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