Un recente progetto di studio condotto presso l’Archivio di Stato di Venezia ha portato alla scoperta e digitalizzazione di documenti inediti del XIII secolo che gettano nuova luce sul ruolo della Serenissima nei commerci con il Medio Oriente e l’Asia. I manoscritti, rimasti finora non catalogati, includono contratti mercantili, polizze di carico e lettere di cambio.
I testi rivelano una rete commerciale veneziana più articolata di quanto si pensasse, con collegamenti stabili verso Costantinopoli, Alessandria d’Egitto e i porti del Levante. Particolarmente significativa è la presenza di accordi che regolano la gestione del rischio marittimo, dimostrando l’elevato livello di sofisticazione finanziaria raggiunto da Venezia già nel pieno Medioevo.
Secondo gli storici, questi documenti confermano che Venezia non fu soltanto una potenza navale, ma anche un laboratorio di innovazione economica. Le pratiche commerciali emerse anticipano modelli di capitalismo mercantile che influenzeranno l’Europa per secoli. Le fonti evidenziano inoltre la presenza di mercanti non veneziani — greci, ebrei e arabi — all’interno delle reti commerciali della città.
La digitalizzazione renderà i documenti accessibili a studiosi di tutto il mondo, rafforzando il ruolo di Venezia come centro nevralgico della storia economica europea. La scoperta contribuisce a una lettura più globale del Medioevo italiano, inserendolo pienamente nelle dinamiche intercontinentali.






