Nel 2025 l’Italia registra un forte aumento del turismo gastronomico regionale, con viaggiatori sempre più orientati verso esperienze culinarie autentiche, radicate nei territori e lontane dai circuiti standardizzati. Non sono più solo i ristoranti stellati a guidare le scelte, ma cucine domestiche, sagre locali, laboratori artigianali e percorsi del gusto che raccontano tradizioni e identità.
Regioni come Emilia-Romagna, Campania, Sicilia e Piemonte stanno promuovendo itinerari tematici dedicati a prodotti simbolo del territorio, come pasta fresca, formaggi, conserve, olio extravergine e vini naturali. Le esperienze includono corsi di cucina tradizionale, visite a piccoli produttori, mercati contadini e pranzi condivisi, creando un turismo partecipativo e relazionale.
Questo modello di turismo del gusto intercetta un pubblico internazionale con alta capacità di spesa e soggiorni medio-lunghi, generando benefici economici diffusi e sostenendo le filiere corte. Il contatto diretto con i produttori rafforza il valore percepito del Made in Italy agroalimentare e favorisce un consumo più consapevole e sostenibile.
Il turismo gastronomico regionale contribuisce inoltre alla destagionalizzazione e alla valorizzazione delle aree rurali e dei piccoli borghi. Il cibo diventa così un linguaggio universale capace di raccontare l’Italia in modo autentico, confermando il turismo del gusto come uno dei driver più identitari e competitivi dell’offerta turistica nazionale.






