Un piccolo angolo di paradiso minacciato
In una grigia giornata di gennaio, Isola Sacra, una frazione di Fiumicino a soli 20 km da Roma, appare come un tranquillo borgo di provincia. Case basse con giardini si alternano a campi e prati, mentre sulla costa il vecchio faro in rovina e la darsena dei bilancioni raccontano la storia di un luogo dimenticato dalle istituzioni ma amato dai suoi abitanti.
Tuttavia, la serenità di questa località rischia di essere spazzata via dal progetto “Fiumicino Waterfront”, una joint venture tra la compagnia di crociere Royal Caribbean e il fondo di investimento britannico Icon Infrastructure. L’obiettivo? Trasformare questo angolo incontaminato in un nuovo porto per navi da crociera.
Un’opportunità o una minaccia?
Le autorità locali sostengono il progetto, convinte che porterà turismo e lavoro. Tuttavia, molti gruppi ambientalisti e residenti sono contrari, temendo un impatto devastante sull’ecosistema marino e sulla vivibilità della zona.
Gianfranco Miconi, detto “Attila”, 72 anni, vive da oltre tre decenni in uno dei bilancioni ora a rischio di demolizione. “Questo posto è meraviglioso,” afferma. “Se sembra trascurato, è solo perché le autorità non se ne sono mai prese cura.”
L’area è stata a lungo dimenticata. Nel 2010 fu approvato un progetto per la costruzione della più grande marina del Mediterraneo, ma lo scandalo finanziario che coinvolse l’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone bloccò tutto. Dopo anni di inattività, tre anni fa Royal Caribbean ha acquistato il terreno per 12 milioni di euro, cedendo poi il 90% della proprietà a Icon Infrastructure per trasformarlo in un hub per navi da crociera.
Un colosso del turismo nel cuore di Isola Sacra
Il nuovo porto prevede un molo per le enormi navi da crociera di classe Oasis, capaci di trasportare fino a 5.000 passeggeri e alte 72 metri, il doppio del faro di Fiumicino.
Giancarlo Petrelli, ingegnere in pensione e attivista del gruppo “Tavoli del Porto”, esprime preoccupazioni: “Si parla di posti di lavoro, ma i marinai non saranno assunti localmente e i turisti saranno interessati solo a Roma, non a Fiumicino. Inoltre, il traffico e l’inquinamento aumenteranno in modo incontrollato.”
La nuova struttura si affiancherà al porto già esistente di Civitavecchia, incrementando la capacità per il turismo da crociera. Tuttavia, Petrelli sottolinea che il progetto aggraverà l’erosione costiera, già compromessa dalla presenza di una lunga diga frangiflutti di 800 metri che ha alterato le correnti, danneggiando la biodiversità marina.
Impatti ambientali e contestazioni
Per consentire l’attracco delle navi, saranno dragati oltre 3 milioni di metri cubi di sabbia. Un terzo di questa sarà utilizzata per il ripascimento delle spiagge di Fregene e Focene, ma i danni all’ecosistema saranno irreversibili.
L’antropologa Federica Giunta, attivista del collettivo “No Porto”, avverte: “La diga sarà estesa fino a 1.200 metri e l’intera costa verrà cementificata. Inoltre, è prevista la costruzione di un secondo porto per la flotta peschereccia.”
Un altro aspetto critico è la gestione della nuova infrastruttura. Mentre le compagnie di crociera spesso possiedono piccoli approdi privati, il caso di Fiumicino sarebbe unico: una grande area pubblica trasformata in un porto a gestione privata.
Il futuro di Isola Sacra: speranze e incertezze
Nonostante le contestazioni, il governo italiano ha inserito il progetto tra le opere prioritarie per il Giubileo Cattolico del 2025. Tuttavia, i lavori non sono ancora iniziati, rallentati da valutazioni tecniche e opposizioni locali.
Royal Caribbean punta a far attraccare le prime navi già a novembre 2025, con un sistema di trasporto passeggeri tramite imbarcazioni più piccole. La società sostiene che il porto genererà 7.000 posti di lavoro – 2.000 durante la costruzione e 5.000 una volta operativo. Inoltre, afferma che solo una nave da crociera sarà ormeggiata alla volta e che verranno utilizzate connessioni elettriche a terra per ridurre le emissioni.
Il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, considera il progetto un’opportunità storica che trasformerà la città in un polo turistico di rilievo senza costi per il comune. Secondo lui, il vero rischio sarebbe non sfruttare il potenziale economico del territorio.
Un angolo di paradiso destinato a scomparire?
Al tramonto, Attila guarda il mare dalla finestra della sua palafitta. “Non so nulla di burocrazia,” dice. “So solo che questo è il posto più bello del mondo e non ho intenzione di andarmene, a meno che non sia morto.”
Mentre le autorità vedono in questo progetto una svolta economica, i residenti vedono la fine di un luogo unico. La domanda rimane aperta: il prezzo da pagare per lo sviluppo turistico sarà troppo alto?






