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All’asta la Prima Birkin: la PETA invoca incassi etici per gli animali

ModaAll’asta la Prima Birkin: la PETA invoca incassi etici per gli animali

Battuta all’asta da Sotheby’s a Parigi quella che viene riconosciuta come la prima borsa Birkin mai realizzata da Hermès: il prototipo personale di Jane Birkin, musa di Serge Gainsbourg e icona culturale tra musica, cinema e moda. Un oggetto di culto dal valore incalcolabile non solo per il mercato del lusso, ma anche per la storia del design.

Ma se la casa d’aste si prepara a celebrare un momento di gloria commerciale, c’è chi richiama l’attenzione sull’altra faccia del mito. L’organizzazione per i diritti degli animali PETA ha rivolto un appello diretto alla proprietaria dell’oggetto, Catherine B, fondatrice della boutique parigina Les 3 Marches, chiedendole di destinare l’intero ricavato della vendita ad associazioni per la protezione della fauna selvatica.

L’invito – reso pubblico in una nota firmata da Mimi Bekhechi, vicepresidente PETA per l’Europa – sottolinea i costi in termini di sofferenza animale della produzione delle Birkin, citando dati allarmanti: per ogni borsa realizzata, sarebbero necessari fino a tre coccodrilli. “È inaccettabile che milioni di animali siano stati brutalmente uccisi per produrre accessori di lusso. È tempo che la moda si emancipi da questa eredità crudele”, si legge nella dichiarazione.

Secondo PETA, le indagini condotte negli allevamenti da cui Hermès ha tratto le pelli esotiche rivelano condizioni spaventose: rettili ammassati in spazi angusti, isolati in gabbie minuscole, feriti e finiti con strumenti rudimentali. A suo tempo, anche Jane Birkin – icona suo malgrado del prodotto – chiese pubblicamente alla maison di rimuovere il suo nome dalla borsa, sebbene in seguito abbia accettato le rassicurazioni dell’azienda.

La borsa in questione non è una Birkin qualsiasi. Oltre alla sua valenza simbolica, presenta sette elementi di design esclusivi, che la rendono un pezzo irripetibile. Secondo alcune fonti del settore, potrebbe facilmente superare le cifre record toccate finora: nel 2022, una Birkin Himalaya con diamanti è stata battuta a oltre 450.000 dollari.

Dietro l’asta di domani si intrecciano dunque estetica e coscienza. Il dibattito, in fondo, è più ampio: può un oggetto iconico restare indifferente alla sensibilità etica contemporanea? E i collezionisti sono chiamati a interrogarsi non solo sul valore di ciò che acquistano, ma anche sul messaggio che ogni acquisto invia?

In attesa del martelletto finale di Sotheby’s, resta aperta la questione posta da PETA: è possibile riscrivere la storia del lusso senza dimenticare il prezzo che altri esseri viventi hanno pagato per scriverla?

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