La scomparsa di Giorgio Armani, avvenuta a 91 anni, ha lasciato un vuoto profondo nel mondo della moda e della cultura italiana. Ma la sua eredità, secondo chi lo ha conosciuto da vicino, è molto più che stilistica: è un progetto di vita, un modo di pensare e persino un’organizzazione capace di garantire futuro e continuità.
A ricordarlo è Renata Molho, giornalista e saggista che ha firmato Essere Armani, la prima e unica biografia autorizzata dello stilista, tradotta e pubblicata in tutto il mondo. Un libro nato nel 2006, aggiornato nel 2010 e rieditato nel 2019, che oggi torna di grande attualità come testimonianza imprescindibile della parabola umana e professionale di quello che tutti hanno imparato a chiamare “Re Giorgio”.
La nascita di un rapporto speciale
“Armani, all’inizio, era stato restio all’idea che io scrivessi la sua biografia”, racconta Molho. “Poi si è dimostrato generoso: mi ha aperto gli archivi, mi ha fornito numeri di telefono dei suoi collaboratori e mi ha concesso conversazioni preziose. Un ruolo fondamentale lo ebbe anche sua sorella, Rosanna Armani, che mi ha aiutata durante la stesura. Nel tempo si è creato tra noi un rapporto di silenziosa fiducia”.
Non si è trattato, dunque, solo di raccogliere date e aneddoti, ma di entrare in contatto con la sensibilità di un uomo complesso, segnato da esperienze dure e da un’infinita capacità di resilienza.
Un uomo di intelligenza sottile e sensibilità profonda
Molho descrive Armani come “una persona di un’intelligenza sottile, di una grande sensibilità, maturata anche attraverso la sofferenza. Era un grande lavoratore, un uomo che ha segnato una tappa fondamentale non solo nella moda, ma anche nel gusto e nel modo di pensare”.
Armani non è stato soltanto il creatore di uno stile, ma il simbolo di un approccio autentico e coerente. Il suo nome è diventato sinonimo di eleganza sobria, comfort e rispetto del corpo femminile. “Non ha mai fatto qualcosa che offendesse la donna – sottolinea la biografa – al contrario di certi stilisti che, mossi dall’ego, hanno imposto mode scomode o addirittura aggressive. Armani ha scelto di valorizzare la figura femminile senza mai violentarla con eccessi o esagerazioni”.
Un imprenditore oltre che stilista
A differenza di molti colleghi, Armani ha saputo mantenere il suo gruppo indipendente. Non ha mai ceduto il controllo creativo e imprenditoriale, rifiutando logiche puramente finanziarie che hanno invece caratterizzato altre maison italiane.
“Questo – afferma Molho – è stato uno dei suoi più grandi talenti: oltre a essere uno stilista visionario, si è dimostrato un imprenditore capace di gestire produzione, immagine e creatività in maniera integrata. Mentre altri marchi sono stati assorbiti da grandi gruppi internazionali o fondi, Armani è rimasto fedele a sé stesso e alla sua visione”.
La stagione della creatività italiana
Il successo di Armani si inserisce in un contesto irripetibile, quello della moda italiana degli anni ’80. “Era una stagione felice – ricorda Molho – dove tutto nasceva quasi dal nulla. Non c’erano soltanto Versace o Valentino: c’era un fermento creativo straordinario, un humus fertile che permetteva di sperimentare, sbagliare e ricominciare. Armani si è distinto in quel contesto, ma senza mai dimenticare che apparteneva a una generazione fortunata”.
L’organizzazione del futuro
Una delle domande più pressanti, dopo la sua scomparsa, riguarda il destino del gruppo Armani. Molho si dice fiduciosa: “Credo che lui abbia organizzato le cose perché il gruppo resti indipendente. Ha sempre avuto attorno a sé persone che lo stimano e lo rispettano: dal suo braccio destro e compagno Leo Dell’Orco, alle nipoti Silvana e Roberta Armani, alla sorella Rosanna, fino al nipote Andrea Camerana. Non mi immagino un futuro diverso da quello che lui ha pianificato”.
L’autenticità di “Re Giorgio”
Perché Armani è diventato un’icona mondiale? Per la sua autenticità, risponde Molho. “Era animato da un’urgenza reale di esprimersi e da una forte identità, mantenuta nel tempo. Mentre altri cercavano di stupire a ogni stagione, lui ha scelto di rafforzare il proprio linguaggio stilistico. È stata una scelta vincente”.
Fondamentale è stato anche il ruolo della sua immagine personale: “La sua faccia era familiare quanto quella di Gandhi o Kennedy. Pochi stilisti hanno avuto una riconoscibilità così immediata e universale”.
Un’infanzia difficile, una forza straordinaria
Molho ricorda infine come gli esordi difficili abbiano reso Armani un uomo forte e consapevole. Da bambino subì gravi ustioni a causa di un incidente e dovette affrontare un lungo ricovero ospedaliero. Esperienze dolorose che gli hanno conferito empatia, ma anche determinazione. “Forse da lì nacque anche il suo amore per le donne – osserva la biografa – sempre rispettate, mai usate come oggetto scenico. La sua moda ha reso possibile sentirsi a proprio agio senza rinunciare all’eleganza”.
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