Cinema italiano: l’80% dei film resta in mano agli uomini, cresce ma lentamente la presenza femminile

CulturaCinema italiano: l’80% dei film resta in mano agli uomini, cresce ma lentamente la presenza femminile

Il cinema italiano continua a essere un universo prevalentemente maschile, anche se negli ultimi anni si registrano segnali di cambiamento. A dirlo è il quinto rapporto su Gender Balance in Italian Film Crews, elaborato dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica, che fotografa la situazione del 2024, un anno reso ancor più complesso dalla sospensione del tax credit che ha frenato le produzioni.

La ricerca, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nell’ambito dell’incontro Annual Seminar in Gender Equality and Inclusivity in the Film Industry, conferma un divario ancora marcato: su undici professioni prese in esame, ben otto sono dominate dagli uomini.

Professioni ancora a prevalenza maschile

I dati parlano chiaro: l’87% della fotografia cinematografica è affidata a professionisti uomini, percentuale che sale al 90% per la direzione delle musiche e al 92% per il suono. La regia, cuore pulsante di ogni produzione, continua a essere saldamente maschile con circa l’80% dei lungometraggi diretti da uomini, anche se il numero delle registe è in costante, seppur lenta, crescita.

Questi numeri mettono in luce come, nonostante le politiche di inclusione e i dibattiti internazionali sull’uguaglianza di genere, l’industria cinematografica italiana fatichi ancora a garantire un reale equilibrio tra uomini e donne nei ruoli chiave.

Dove le donne sono protagoniste

Ci sono, tuttavia, reparti in cui la presenza femminile è significativa e in alcuni casi maggioritaria. Le donne rappresentano il 78% nel settore costumi, il 69% nel trucco e il 57% nella scenografia. Si tratta di ruoli fondamentali che contribuiscono in maniera decisiva alla riuscita di un film, ma che spesso vengono considerati “secondari” rispetto a regia, fotografia e produzione.

Questa divisione mostra come il peso creativo e decisionale rimanga più forte in mano maschile, mentre alle donne vengano riconosciuti ambiti di lavoro più legati all’estetica e alla cura visiva del prodotto.

Budget e opportunità: il gap economico

Un altro dato significativo riguarda le risorse economiche. Secondo il rapporto, i film diretti da donne hanno mediamente budget più bassi, con il 27% delle opere femminili che si collocano sotto i 200mila euro di investimento. Una disparità che non solo limita le possibilità di realizzazione di progetti ambiziosi, ma che influisce anche sulla distribuzione e sulla visibilità delle opere.

Eppure, un segnale positivo emerge: negli ultimi otto anni il costo medio dei film a regia femminile è cresciuto più velocemente rispetto a quelli diretti da uomini. Ciò dimostra che, quando viene data loro la possibilità di esprimersi, le registe italiane riescono a conquistare spazio e fiducia anche da parte delle produzioni e degli investitori.

Documentari e fiction: le nuove strade delle registe

Il rapporto mette in luce come molte registe continuino a concentrarsi sul documentario, un genere che richiede meno investimenti e offre più libertà creativa. Tuttavia, dal 2017 al 2024 si è registrato un aumento significativo delle fiction dirette da donne, segno che anche in un campo tradizionalmente dominato dagli uomini le registe stanno guadagnando terreno.

Questa crescita, seppur lenta, è il frutto di una nuova generazione di autrici che sta cercando di farsi strada nel panorama cinematografico italiano e che, grazie anche al supporto di istituzioni e festival, riesce a ottenere maggiore visibilità.

Il dibattito a Venezia e gli appuntamenti futuri

L’Università Cattolica non si è limitata a presentare i dati, ma parteciperà ad altri due appuntamenti il 4 settembre sempre nell’ambito della Mostra del Cinema.

Alle ore 11, presso l’Hotel Excelsior, si terrà l’incontro Come valorizzare il cinema italiano: le sfide della formazione, promosso dal Master Almed in Management dell’Immagine, del Cinema e dell’Audiovisivo (MICA) e dal M.B.AD. Master in Business dell’Audiovisivo.

Alle ore 10 è invece in programma Lombardia: una regione per il cinema, alla presenza dell’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, della direttrice Almed Università Cattolica e presidente della Lombardia Film Commission Mariagrazia Fanchi e della sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti.

Due occasioni per riflettere su come la formazione e le politiche territoriali possano contribuire a rendere il cinema italiano più competitivo e inclusivo, aprendo opportunità a nuovi talenti femminili.

Un futuro ancora da scrivere

Il quinto rapporto su Gender Balance in Italian Film Crews evidenzia che il cammino verso una piena parità di genere nel cinema italiano è ancora lungo. La forte prevalenza maschile nei ruoli di maggiore prestigio e potere decisionale dimostra che persistono barriere culturali, economiche e strutturali.

Tuttavia, i progressi registrati, come l’aumento delle registe di fiction e la crescita dei budget medi a loro disposizione, fanno intravedere un futuro in cui le donne potranno avere un ruolo più centrale.

Il cinema, specchio della società, non può prescindere da una rappresentazione equa e inclusiva dietro la macchina da presa. Solo così potrà raccontare in maniera autentica la complessità del mondo contemporaneo e offrire storie in grado di risuonare con un pubblico sempre più variegato e consapevole.

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