Nel 2025 la cucina vegetale italiana compie un salto di qualità, passando da nicchia a segmento strutturato della ristorazione nazionale. Sempre più ristoranti – non solo vegetariani o vegani – stanno reinterpretando le ricette regionali in chiave plant-based, mantenendo identità, tecnica e profondità di sapore. Secondo osservatori del settore, oltre il 35% dei nuovi menù italiani include oggi un percorso vegetale completo.
Chef e trattorie evolute stanno lavorando su piatti iconici come parmigiana, risotti, paste ripiene e minestre tradizionali, utilizzando verdure di stagione, fermentazioni, brodi vegetali concentrati e oli aromatici. L’approccio non è imitativo, ma culturale: si recuperano tradizioni contadine e ricette “di magro”, storicamente presenti nella cucina italiana, adattandole al gusto contemporaneo.
Città come Milano, Bologna, Torino e Firenze guidano il trend, ma la crescita è evidente anche nei centri medi e nei ristoranti di provincia. La cucina vegetale diventa così una leva di sostenibilità, riduzione degli sprechi e valorizzazione delle filiere agricole locali.
Il fenomeno intercetta anche il turismo gastronomico internazionale, con viaggiatori sempre più attenti a salute e impatto ambientale, rafforzando l’immagine dell’Italia come Paese capace di innovare senza tradire la propria tradizione.





