Nel 2025 cresce in modo evidente l’interesse per la cosiddetta “cucina delle nonne”, con ristoranti, trattorie e osterie che riportano nei menù ricette domestiche spesso rimaste fuori dalla ristorazione moderna. Piatti semplici come paste in brodo, polpette di recupero, torte rustiche, verdure stufate e preparazioni lente tornano protagonisti, reinterpretati con tecnica contemporanea ma senza snaturarne l’anima originaria.
Molti chef dichiarano di ispirarsi ai quaderni di famiglia e alla memoria orale, recuperando ricette regionali tramandate per generazioni e legate a contesti di economia domestica e stagionalità. Questo lavoro di riscoperta non punta alla nostalgia fine a se stessa, ma alla valorizzazione di un patrimonio gastronomico autentico, fatto di sapori riconoscibili e ingredienti accessibili.
La cucina “di casa” intercetta un pubblico trasversale. I clienti locali vi trovano comfort food e senso di appartenenza, mentre i turisti cercano esperienze autentiche, lontane da una tradizione costruita per il consumo rapido. Il valore aggiunto è la narrazione: ogni piatto racconta una storia familiare, territoriale e culturale.
Questa tendenza è anche profondamente legata alla sostenibilità. Ricette nate per non sprecare nulla, utilizzo di ingredienti poveri e valorizzazione del recupero si allineano perfettamente alle nuove sensibilità ambientali. La cucina delle nonne diventa così un nuovo linguaggio gastronomico, capace di unire memoria, identità e futuro, riaffermando il ruolo della tradizione come base solida dell’innovazione culinaria italiana.





