Il Principato di Seborga, il Graal e i cavalieri Templari

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Un buon giornalista non usa solo fonti storiche certificate, non inventa fatti, certo, ma sa raccontare il confine tra storia e mito. E quel confine è già di per sé una storia bellissima.

Questa premessa è fondamentale perché voglio che queste righe si leggano come se le avesse scritte un giornalista in un pomeriggio d’estate, con una storia che gli bruciava in testa: il segreto che unisce il Principato di Seborga al Graal e ai misteri dei Templari.

Mi riferisco a quel Principato che si trova in un piccolo paese della Liguria, a dieci chilometri da Bordighera.

A Seborga passarono i cavalieri Templari, ospiti dei monaci benedettini.

I cavalieri di quell‘ordine potente e misterioso, destinato a proteggere i pellegrini in Terra Santa, creato nel 1119 da un cavaliere francese di nome Hugues de Payens e da altri otto cavalieri fidati, furono ufficialmente riconosciuti a Gerusalemme come i “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone” (Pauperes commilitones Christi templique Salomonici).

Perché si chiamavano così? Re Baldovino II di Gerusalemme concesse loro come quartier generale una parte della Moschea al-Aqsa, che si riteneva costruita sopra le rovine del leggendario Tempio di Salomone. Da qui il nome “Templari”.

Il loro sigillo più famoso ritraeva due cavalieri su un solo cavallo proprio per simboleggiare l’unione. In effetti, se un compagno perdeva il cavallo in battaglia (cosa abbastanza frequente in combattimento) ogni cavaliere aveva l’obbligo di accogliere il compagno sulla propria sella per salvarlo o per continuare a combattere insieme.

I Templari furono una novità assoluta per l’epoca perché univano due mondi prima separati: il monachesimo (seguivano i voti di castità, obbedienza e povertà (sotto la regola di San Bernardo di Chiaravalle); e il militarismo (erano guerrieri d’élite e tra i più addestrati e temuti durante le Crociate).

Nonostante il voto di povertà individuale, l’Ordine divenne ricchissimo perchè inventarono un sistema di lettere di cambio che permetteva ai pellegrini di depositare denaro in Europa e ritirarlo in Terra Santa, creando di fatto il primo sistema bancario internazionale della storia.

Nel tempo, la leggenda li avrebbe collegati al Santo Graal, che per alcuni non è un semplice calice, ma una stirpe, cioè il sangue di Cristo nato dall’unione con Maria Maddalena (ipotesi resa popolare in epoca moderna da Il codice da Vinci di Dan Brown, suggestiva ma priva di riscontri medievali).

Altri li hanno associati all’Arca dell’Alleanza, scomparsa nel 587 a.C. e mai più ritrovata.

Di certo c’è che la ricchezza e il potere dell’Ordine dei Templari divennero immensi, tanto da suscitare timori e rivalità. Il re di Francia Filippo IV decise di distruggerli, e all’alba del 13 ottobre 1307 i Templari furono arrestati con l’accusa di eresia e di adorare il Baphomet, un presunto idolo demoniaco. Le confessioni, spesso estorte con la tortura, alimentarono un processo che avrebbe segnato la fine dell’Ordine.

Ora ti consiglio di raggiungere il Principato di Seborga e cercare la Cappella di San Bernardo, e osservare i simboli incisi negli angoli più bui: potresti essere più vicino alla verità di quanto immagini.

Enrico Sgariboldi

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