Pompei torna al centro della ricerca storica e archeologica grazie a nuove analisi dedicate ai sistemi idrici urbani, che nel 2025 stanno offrendo una lettura più articolata della gestione dell’acqua nei quartieri popolari della città romana. Gli studi più recenti, basati su rilievi strutturali, analisi dei sedimenti e ricostruzioni digitali, hanno permesso di identificare una rete complessa di canalizzazioni secondarie, cisterne condivise e punti di distribuzione destinati alle insulae abitative.
Queste infrastrutture dimostrano che l’accesso all’acqua non era limitato alle domus aristocratiche o alle grandi fontane monumentali situate nei punti centrali della città. Al contrario, emerge un sistema flessibile e diffuso, progettato per rispondere alle esigenze quotidiane delle classi meno abbienti. L’acqua veniva utilizzata per cucine comuni, botteghe artigianali, attività produttive e bisogni domestici, adattandosi ai ritmi della vita urbana.
Le analisi indicano che la distribuzione idrica era regolata in modo dinamico, con deviazioni temporanee e sistemi di accumulo che consentivano di affrontare periodi di maggiore richiesta o scarsità. Questo suggerisce un alto livello di pianificazione urbana e una gestione pubblica attenta anche alle aree più densamente popolate.
La scoperta contribuisce a ridimensionare l’immagine di Pompei come città divisa rigidamente tra élite e popolazione comune. Al contrario, emerge una realtà urbana altamente funzionale, in cui le infrastrutture pubbliche svolgevano un ruolo fondamentale nel garantire qualità della vita e continuità economica. Pompei si conferma così non solo come sito archeologico eccezionale, ma come laboratorio avanzato di organizzazione urbana romana.





