Nel 2026 cresce l’interesse per le città d’arte di dimensioni medie e piccole, che si propongono come alternative sostenibili alle grandi capitali turistiche. Centri storici meno affollati attirano visitatori alla ricerca di cultura, qualità della vita e autenticità, offrendo un’esperienza più equilibrata e accessibile.
Queste città valorizzano patrimoni artistici, architettonici e culturali spesso poco conosciuti, ma di grande rilevanza storica. Musei locali, teatri, archivi, artigianato e tradizioni urbane diventano elementi centrali dell’offerta turistica.
Le amministrazioni investono in itinerari tematici, eventi culturali diffusi e strategie di comunicazione mirata, posizionando le città minori come destinazioni ideali per soggiorni brevi, ripetuti e destagionalizzati. Il turismo non è più concentrato in pochi poli, ma si distribuisce in modo più capillare sul territorio.
Questa tendenza favorisce un turismo urbano più sostenibile, riducendo l’overtourism nelle grandi città e generando benefici economici e sociali nelle realtà minori. I visitatori entrano in contatto con una dimensione urbana più autentica, fatta di relazioni, spazi vivibili e ritmi quotidiani.
Nel 2026 il turismo delle città d’arte minori contribuisce a ridefinire l’immagine dell’Italia culturale, dimostrando che la ricchezza del patrimonio non si esaurisce nelle grandi capitali, ma vive in una rete diffusa di città e territori.





