La Sardegna restituisce nel 2025 una scoperta di straordinario rilievo per la comprensione della civiltà nuragica, con l’individuazione di un complesso cerimoniale finora mai documentato nell’entroterra centro-occidentale dell’isola. Il sito comprende una serie di strutture circolari, aree rituali delimitate e bacini artificiali collegati tra loro, suggerendo una progettazione intenzionale e altamente simbolica.
Le analisi preliminari indicano che il complesso fosse destinato a pratiche rituali collettive, probabilmente legate al ciclo agricolo, al culto delle acque e ai momenti chiave della vita comunitaria. La presenza di bacini e canali artificiali rafforza l’ipotesi di cerimonie connesse alla fertilità, alla rigenerazione e al rapporto tra uomo e natura.
La disposizione degli spazi suggerisce una funzione comunitaria piuttosto che elitaria. A differenza di altri contesti monumentali, qui non emergono elementi di esclusività o separazione sociale, ma piuttosto luoghi pensati per la partecipazione collettiva. Questo aspetto contribuisce a ridefinire l’immagine della società nuragica come complessa, organizzata e profondamente legata a una dimensione simbolica condivisa.
La scoperta amplia la conoscenza delle pratiche religiose e sociali della Sardegna preistorica, mostrando come il territorio fosse strutturato anche attraverso spazi rituali di grande rilevanza. Il complesso cerimoniale si inserisce in un paesaggio culturale in cui architettura, natura e spiritualità erano strettamente intrecciate, offrendo nuove chiavi di lettura sulla civiltà nuragica come sistema sociale articolato e culturalmente sofisticato.





