Sugli altopiani dell’Abruzzo interno, nel territorio tra L’Aquila e Sulmona, una campagna di scavi avviata nel 2025 ha portato alla luce i resti di un villaggio medievale completamente abbandonato dopo la metà del XIV secolo. Il sito, rimasto sepolto e mai ricostruito, offre una rara fotografia “congelata” della vita rurale medievale prima della crisi demografica europea.
Gli archeologi hanno individuato abitazioni in pietra, forni comunitari, cisterne e una piccola chiesa rurale, oltre a oggetti di uso quotidiano come utensili agricoli, ceramiche grezze e resti di tessuti. Le datazioni al radiocarbonio e le fonti storiche suggeriscono che il villaggio fu progressivamente abbandonato a seguito della Peste Nera del 1348, combinata a eventi sismici e a un raffreddamento climatico che rese l’area meno abitabile.
Il ritrovamento è particolarmente rilevante perché consente di studiare un insediamento medievale senza le sovrapposizioni urbanistiche tipiche dei borghi ancora abitati. Gli studiosi possono così analizzare l’organizzazione sociale, l’economia di sussistenza e i rapporti tra comunità rurali e poteri feudali.
Questa scoperta rafforza il ruolo dell’Appennino centrale come osservatorio privilegiato per comprendere la transizione dal Medioevo centrale alla tarda età medievale. Il progetto prevede ora la creazione di un parco archeologico diffuso, integrato con sentieri storici e percorsi didattici, valorizzando la memoria delle comunità scomparse.






