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Tuesday, February 24, 2026

Maria Barosso: L’Artista-Archeologa Che Documentò la “Roma Perduta” delle Demolizioni Fasciste in Mostra alla Centrale Montemartini

CulturaArteMaria Barosso: L'Artista-Archeologa Che Documentò la "Roma Perduta" delle Demolizioni Fasciste in Mostra alla Centrale Montemartini

La Centrale Montemartini di Roma ospita, dal 17 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026, la prima mostra monografica dedicata a Maria Barosso (1879-1960), artista e archeologa che ha svolto un ruolo cruciale nel documentare, attraverso i suoi preziosi acquerelli, la frenetica stagione di demolizioni e trasformazioni urbane che cambiò per sempre il volto della Capitale. Barosso fu la prima donna a ricoprire l’incarico di funzionaria presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti a Roma, dove lavorò dal 1905 con figure come Giacomo Boni, direttore degli scavi del Foro Romano. Le sue opere sono una combinazione unica di rigore scientifico, conoscenza storica e sensibilità estetica, che le hanno permesso di registrare il patrimonio archeologico destinato a scomparire sotto la spinta del monumentalismo fascista.

La mostra presenta 137 opere, tra cui circa 100 tra stampe, disegni e acquerelli, organizzate in sezioni che corrispondono ai grandi cantieri della “Roma in trasformazione”. Le opere di Barosso ricostruiscono episodi cruciali dell’epoca, come lo sbancamento della Velia per far spazio a quella che oggi è Via dei Fori Imperiali, e la sorprendente emersione dei quattro templi repubblicani e della Curia di Pompeo dai detriti di Largo Argentina. Il suo lavoro non è solo una testimonianza artistica, ma un archivio storico vitale che documenta la complessità di un’era in cui interi quartieri, chiese e palazzi venivano sacrificati in nome di nuove strade e piazze.Un esempio emblematico del valore documentario di Barosso è rappresentato dal Compitum Acilium, un piccolo santuario scoperto nel 1932 e destinato alla distruzione a causa dei lavori affrettati. I disegni e gli acquerelli di Barosso, esposti per la prima volta al pubblico in questo contesto, sono l’unica testimonianza visiva che ne consente la conoscenza oggi. L’esposizione include anche riproduzioni di affreschi e mosaici sottoposti a restauro e una selezione di dipinti di colleghi coevi, come Mario Mafai e Eva Quagliotto, offrendo una visione d’insieme dell’arte figurativa dell’epoca.