L’Italia ha svolto un ruolo centrale nel dibattito sulla resilienza climatica globale ospitando la 7ª Conferenza Europea sull’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (ECCA 2025). L’evento, svoltosi a Rimini (e non a Roma, nonostante la capitale abbia lanciato una propria strategia di adattamento), dal 16 al 18 giugno, ha riunito un vasto network di stakeholder – ricercatori, decisori politici, professionisti e imprese – per discutere l’urgente necessità di un’azione di adattamento al clima “più intelligente, più rapida e più sistemica” in Europa. Un focus chiave della conferenza è stata la discussione sulle modalità per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di adattamento fissati dalle Nazioni Unite e dall’Accordo di Parigi, specialmente in vista delle future COP.
I partecipanti hanno esplorato i cinque temi principali di ECCA 2025, che includono la gestione degli eventi climatici estremi, l’adattamento delle aree costiere e montane e, in particolare, il tema cruciale della finanza per l’adattamento, ovvero come ridurre le vulnerabilità economiche e sociali delle comunità. L’Italia, con il coordinamento del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), ha garantito che le più recenti conoscenze scientifiche informassero le decisioni politiche, mostrando il legame diretto tra ricerca e soluzioni concrete, come le Nature-Based Solutions (NBS) per la resilienza costiera.La conferenza ha agito da piattaforma dinamica per lo scambio di strumenti pratici e buone pratiche, spingendo per una maggiore collaborazione tra i diversi livelli di governance e il settore privato. Parallelamente, Roma Capitale ha presentato il suo Piano Clima, finanziato in parte con risorse UE, dimostrando come gli sforzi per l’adattamento stiano diventando una priorità a tutti i livelli istituzionali italiani, essenziali per affrontare gli scenari futuri di caldo estremo e rischio idrogeologico.




