Quando vivi in Italia, molte cose ti sembrano ovvie.
Le piazze che si riempiono la sera, il pane caldo sotto casa, la mamma che ti riempie il frigo anche se hai trent’anni.
Ma basta poco tempo lontano, magari a migliaia di chilometri o magari solo in Europa, per renderti conto che quell’ italianità che davi per scontata è un marchio indelebile, un modo di essere che ti porti dietro anche senza accorgertene.
All’estero mi sono sentita più italiana di quanto mi sia mai sentita in Italia.
E non è solo questione di pasta o caffè.
È la lingua, i gesti, il senso dell’umorismo, il modo di relazionarsi.
È l’idea che vivere bene non voglia dire solo guadagnare tanto, ma mangiare bene, parlare con le persone, guardare il sole mentre cala.
Ed è proprio questa consapevolezza che, paradossalmente, ci avvicina ancora di più all’Italia, anche se da lontano.
Non per idealizzarla, ma per valorizzarla. Non per tornare indietro, ma per portarla con sé.
E tu, cosa hai riscoperto dell’Italia vivendola da fuori?
Forse l’Italia non è perfetta. Anzi, spesso ce ne andiamo proprio perché ci sembra stretta, difficile, ingiusta.
Ma a volte bisogna allontanarsi per vedere con occhi nuovi. Per distinguere ciò che ci appartiene davvero da ciò che ci teneva fermi.
E così, tra una chiamata su Zoom e un tramonto tropicale, ci ritroviamo a parlare dell’Italia con un affetto che prima non avevamo.
Non per nostalgia, ma per gratitudine. Perché se è vero che partire è un atto di coraggio, è anche vero che portarsi l’Italia dentro è un privilegio.
Tu che leggi, ovunque tu sia, cosa ti porti dietro dell’Italia? Cosa hai riscoperto della tua identità guardandola da lontano?
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