-1.7 C
Milan
Saturday, January 10, 2026

Cucina del Fuoco Vivo: Brace, Legna e Fiamma Tornano Protagoniste

Nel 2026 cresce in modo significativo nei...

Ritorno dei Dolci Tradizionali al Cucchiaio nei Menù Moderni

Nel 2026 si registra nei ristoranti italiani...

Ristorazione Vegetale Italiana: Oltre il Concetto di Cucina Veg

Nel 2026 la ristorazione vegetale italiana compie...

Francesco Bellina, il respiro internazionale di uno sguardo mediterraneo

CulturaFrancesco Bellina, il respiro internazionale di uno sguardo mediterraneo

In un panorama fotografico spesso polarizzato tra estetismi di maniera e cronache d’emergenza, Francesco Bellina si impone come autore capace di coniugare rigore documentario e sensibilità formale. Nato a Trapani nel 1989 e di base a Palermo, lavora sul lungo periodo su questioni socio-politiche—migrazioni, clima, lavoro—con una cifra che intreccia prossimità e mondo, quartiere e geopolitica. Non stupisce che le sue immagini siano approdate su testate come The Guardian, Le Monde, Al Jazeera, The Washington Post, Internazionale e L’Espresso, e che sia stato nominato alla Joop Swart Masterclass del World Press Photo nel 2016 e 2017: è la traiettoria di un autore già pienamente internazionale, radicato però nel Mediterraneo.

“Oriri”: il rito, la ferita, la restituzione

Con Oriri (2016–2020) Bellina affronta l’intreccio tra tratta nigeriana e ritualità vodun lungo le rotte Benin–Niger–Ghana–Nigeria–Sicilia. La mostra a Palazzo Sant’Elia (Palermo, 26 giugno–23 ottobre 2021) ha dato corpo a un ciclo di lavoro esemplare per profondità d’indagine e misura visiva; l’omonimo libro è stato presentato nel 2023, a testimonianza di un progetto che non si esaurisce nell’evento espositivo ma costruisce conoscenza nel tempo.

In Oriri l’autore orchestra una grammatica dell’ombra e della distanza etica: la luce incide, ma non violenta; i gesti emergono come indizi di una storia più vasta. L’attenzione alla dignità dei soggetti, mai ridotti a “casi”, è la vera postura critica di Bellina. Anche la circuitazione istituzionale del progetto—tra presentazioni e sedi pubbliche—conferma la sua vocazione a una fotografia che restituisce, oltre che rappresentare.

“Pray for Seamen”: cartografia umana di tre mari

Pray for Seamen è il lavoro che più chiaramente rivela l’ampiezza di respiro dell’autore: un’indagine sulla piccola pesca e sulle comunità portuali di Trapani (Sicilia), Kerkennah (Tunisia) e Jamestown ad Accra (Ghana), svolta con il giornalista Stefano Liberti. Sostenuto dall’Italian Council (Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, 10ª edizione), il progetto si è tradotto in un’installazione multimediale all’Ecomuseo Mare Memoria Viva di Palermo e in una pubblicazione edita da Cesura. Non un semplice reportage, ma una mappa transnazionale dove la crisi climatica, l’industria ittica su larga scala e le economie locali si intrecciano in ritratti, attese, reti, scafi.

La tenuta curatoriale del progetto—dal lavoro sul campo alla forma libro, fino all’allestimento—mostra come Bellina sappia farsi autore “totale”, attento tanto alla ricerca quanto al dispositivo espositivo. La recente esposizione milanese all’Acquario Civico (marzo–aprile 2025) ribadisce l’attualità di Pray for Seamen e la sua capacità di parlare a pubblici diversi, senza perdere densità analitica.
acquariodimilano.it

“Nonostante Ballarò”: il set come rito civile

Nel 2024, con Nonostante Ballarò realizzato insieme allo stilista e artista Antonio Marras, il quartiere palermitano diventa un set in movimento aperto alla città. I residenti posano, indossano abiti, restano loro stessi: la performance sociale prevale sul gesto spettacolare e il confine fra moda, ritratto e teatro urbano sfuma. La mostra—ospitata, tra l’altro, nella chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano e a Villa Igiea—è una dichiarazione d’amore per un luogo e un test di “democrazia visiva”: il ritratto come patto temporaneo tra autore e comunità.

Metodo e sguardo

Bellina viene da studi giuridici, e questa matrice affiora nella cura delle fonti, nel rispetto dei contesti, nella chiarezza dei nessi causa-effetto. La sua fotografia rifiuta la retorica della “scoperta” per praticare la coabitazione: tempo lungo, relazioni, ritorni. Per questo funziona sia sulle pagine della stampa internazionale, sia nelle istituzioni culturali, sia negli spazi civici dove la cultura si misura con il presente. Collaborazioni con ONG e agenzie internazionali (tra cui UNHCR e WHO) e presentazioni pubbliche in ambito accademico consolidano un profilo d’autore che attraversa media e linguaggi senza perdere identità.

Un autore necessario

Francesco Bellina, il respiro internazionale di uno sguardo mediterraneo
Francesco Bellina, il respiro internazionale di uno sguardo mediterraneo

La forza di Bellina sta nel fare del Mediterraneo non un confine ma un prisma. In Oriri la ferita è rituale e sociale; in Pray for Seamen la crisi è economica, ecologica e culturale; in Nonostante Ballarò la comunità si mette letteralmente in scena. Tre opere, tre modi di intendere l’immagine come responsabilità. Nel loro insieme compongono un atlante di prossimità globale—autenticamente internazionale—che restituisce complessità al reale senza rinunciare alla bellezza. È la fotografia che ci serve oggi: informata, situata, generosa.

Nota biografica essenziale: Bellina è basato a Palermo, ha esposto e presentato i suoi lavori in Italia e all’estero; tra i riconoscimenti e le presenze istituzionali, le nomination alla Joop Swart Masterclass e l’inclusione del progetto Nigerian Connection in Palermo Atlas per Manifesta 12 testimoniano una crescita coerente e di qualità.

Gli ultimi articoli

Cerca per TAG

Gli articoli piu letti