Merletto di Burano

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    Una merlettaia anziana di Burano lavora un merletto ad ago tenendo il cuscino in grembo, con altri pizzi alle spalle
    Foto: star5112, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Burano_lace_maker_(5742508394).jpg)

    In breve

    Categoria
    Artigianato
    Territorio
    Isola di Burano, laguna di Venezia (Comune di Venezia)
    Tutela
    Nessuna denominazione ufficiale

    Il merletto di Burano è un pizzo ad ago, lavorato con ago e filo senza alcun tessuto di supporto, secondo la tecnica del punto in aria. Nato nel Cinquecento nella laguna di Venezia, si vede oggi esposto e lavorato dal vivo nel Museo del Merletto di Burano, nella sede della scuola fondata nel 1872.

    Che cos’è e da dove viene

    Merletto, pizzo e trina indicano manufatti ottenuti dal nulla, senza una tela sotto. Si possono fare con ago e filo oppure intrecciando fili avvolti su rocchetti, i fuselli. Burano appartiene alla prima famiglia. I primi merletti ad ago compaiono nel Cinquecento nelle case agiate veneziane, con disegni geometrici, floreali e a spirale. Nel Seicento e nel Settecento l’arte conosce la sua stagione migliore, poi declina con la fine della Repubblica di Venezia. A metà Ottocento la tradizione sopravvive grazie a una merlettaia anziana dell’isola, Cencia Scarpariola, che conserva i punti e li insegna. Nel 1872 la contessa Andriana Marcello fonda a Burano la Scuola di merletti, con il patrocinio della regina Margherita di Savoia. La scuola lavora per quasi un secolo e chiude nel 1970.

    Come si fa?

    Il lavoro parte da un disegno su carta, che viene profilato con un’imbastitura e fissato a un piccolo cilindro di legno, il murello, appoggiato su un cuscino. Sopra quella traccia la merlettaia costruisce il motivo decorativo, chiamato ghipùr, alternando punti diversi. Poi realizza il fondo, che lega tra loro i motivi: a barrette nel punto Venezia, a rete sottile nel punto Burano. Seguono i rilievi e i riempitivi. Alla fine il merletto si stacca dalla carta e i fili dell’imbastitura si tagliano con cura. Ogni passaggio richiede ore di lavoro a mano e una vista allenata.

    Chi lo fa ancora e dove vederlo?

    Dopo la chiusura della scuola, nel 1978 enti pubblici veneziani e la Fondazione Andriana Marcello hanno dato vita a un consorzio per salvare il mestiere. Nel 1981 nelle stanze della scuola, dentro il Palazzo del Podestà di piazza Galuppi, ha aperto il Museo del Merletto, entrato nel 1995 nella Fondazione Musei Civici di Venezia. Espone oltre cento pezzi della collezione della scuola e testimonianze dal Cinquecento al Novecento. Al mattino nelle sale lavorano le maestre merlettaie, che mostrano il punto in aria ai visitatori. Le artigiane che conoscono la tecnica sono poche e in gran parte anziane, e la trasmissione ai giovani passa soprattutto per l’insegnamento diretto.

    Come riconoscerlo rispetto alle imitazioni?

    Il primo controllo riguarda la tecnica. Il merletto di Burano è fatto ad ago, senza tela e senza fuselli: un pizzo lavorato sul tombolo o ricamato su un tessuto appartiene a un’altra tradizione. Il secondo riguarda il costo. Il lavoro manuale ha un prezzo molto più alto di quello industriale, e proprio questa differenza ha messo in crisi la scuola nel Novecento. Un pezzo grande venduto a poco difficilmente è fatto a mano. Il confronto migliore resta quello con le opere esposte nel museo. Oggi nessun marchio ufficiale certifica l’origine.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra punto Venezia e punto Burano?

    Cambia il fondo che unisce i motivi. Nel punto Venezia è fatto di barrette, nel punto Burano di una rete sottile.

    Dove si vedono le merlettaie al lavoro?

    Al Museo del Merletto di Burano, in piazza Galuppi. Le maestre merlettaie sono presenti al mattino durante l’orario di apertura.

    Il merletto di Burano ha una denominazione protetta?

    Al momento non ha una denominazione ufficiale registrata.

    Come si fa

    1. Disegno su carta profilato con imbastitura e fissato al murello
    2. Costruzione del motivo decorativo (ghipùr) alternando i punti
    3. Fondo a barrette (punto Venezia) o a rete (punto Burano)
    4. Rilievi e riempitivi
    5. Distacco dalla carta e taglio dei fili di imbastitura

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    Fonti

    Foto: star5112, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Burano_lace_maker_(5742508394).jpg