Nel 2026 cresce il turismo legato ai mestieri tradizionali e contemporanei, con visitatori sempre più interessati a conoscere botteghe, laboratori e processi produttivi locali. L’artigianato non è più solo oggetto di acquisto, ma esperienza culturale e occasione di apprendimento.
Ceramisti, falegnami, tessitori, liutai, orafi e produttori locali aprono i propri spazi al pubblico, raccontando tecniche, tempi e valori del lavoro manuale. Il viaggio diventa un momento di dialogo diretto tra chi produce e chi osserva, valorizzando competenze spesso invisibili.
Le esperienze includono visite guidate, dimostrazioni, workshop e attività partecipative. Il turista entra in contatto con il processo creativo e produttivo, comprendendo il valore del tempo, della manualità e della qualità.
Questo modello rafforza l’identità produttiva dei territori, crea nuove opportunità economiche per le botteghe e contribuisce alla trasmissione dei saperi. Il turismo dei mestieri sostiene filiere locali e promuove una cultura del lavoro consapevole.
Nel 2026 il saper fare italiano si afferma come risorsa culturale e turistica, capace di raccontare il Paese attraverso gesti, materiali e conoscenze radicate nel territorio.





