Nel 2026 Firenze avvia una serie di programmi innovativi di mediazione culturale con l’obiettivo di ampliare, diversificare e coinvolgere nuovi pubblici nei musei e nelle istituzioni artistiche. In una città fortemente segnata dal turismo culturale tradizionale, la mediazione diventa strumento chiave per ripensare il rapporto tra patrimonio e cittadinanza.
L’iniziativa introduce linguaggi più accessibili, percorsi narrativi tematici e format partecipativi che affiancano la fruizione museale classica. Visite dialogate, laboratori intergenerazionali, storytelling visivo e strumenti digitali aiutano a rendere le opere comprensibili senza semplificarne il valore storico e artistico.
La cultura viene ripensata come processo di dialogo e relazione, non come trasmissione unidirezionale di contenuti. Mediatori culturali, educatori, artisti e curatori lavorano insieme per costruire esperienze che tengano conto delle diverse competenze, provenienze e sensibilità del pubblico.
Particolare attenzione è rivolta ai residenti, ai giovani, alle comunità straniere e a chi tradizionalmente resta ai margini dei circuiti culturali istituzionali. I musei diventano luoghi di incontro e confronto, capaci di accogliere domande, interpretazioni e letture plurali delle opere.
Nel 2026 Firenze dimostra che anche una città simbolo della tradizione può innovare profondamente i propri linguaggi culturali. La mediazione non riduce il patrimonio, ma lo rende vivo, attuale e condiviso, rafforzando il legame tra istituzioni culturali e società contemporanea.





