Nel 2026 nuove ricerche basate su archivi notarili, inventari domestici e corrispondenze private stanno offrendo una visione più completa del Rinascimento italiano, spostando l’attenzione dalle grandi corti alle classi medie urbane. Artigiani, mercanti e professionisti emergono come protagonisti attivi della trasformazione sociale e culturale.
Contratti, liste di beni, lettere familiari e registri di spesa permettono di ricostruire abitudini domestiche, consumi culturali e aspirazioni sociali. La casa diventa uno spazio centrale di rappresentazione, dove oggetti, libri e arredi riflettono un nuovo senso di identità e status.
Queste fonti mostrano una diffusione capillare dei valori rinascimentali: l’educazione, il gusto artistico, l’interesse per il sapere e la mobilità sociale non erano limitati alle élite, ma coinvolgevano ampi settori della popolazione urbana.
Il Rinascimento appare così come un fenomeno profondamente radicato nella vita quotidiana, fatto di scelte pratiche, investimenti familiari e nuove forme di consumo culturale. Le città diventano spazi di opportunità, dove le classi medie giocano un ruolo fondamentale nell’economia e nella circolazione delle idee.
Nel 2026 questa rilettura contribuisce a una comprensione più inclusiva dell’epoca rinascimentale, restituendole una dimensione sociale ampia e diffusa.





