L’Appennino Centrale offre nel 2025 nuove prospettive sulla romanizzazione delle aree montane grazie alla scoperta di insediamenti pastorali d’alta quota utilizzati stagionalmente per la transumanza e l’allevamento. I siti individuati comprendono recinti per il bestiame, ricoveri temporanei per i pastori e spazi dedicati alla lavorazione dei prodotti animali.
Queste strutture dimostrano che l’economia romana non era limitata ai centri urbani o alle grandi coltivazioni agricole di pianura. Al contrario, emerge un sistema produttivo flessibile, capace di adattarsi a territori difficili e a condizioni ambientali estreme. La pastorizia d’altura si inseriva in una rete economica più ampia, collegata ai mercati e ai centri di consumo.
Le scoperte suggeriscono un uso consapevole del paesaggio montano, con percorsi stagionali consolidati e una gestione attenta delle risorse naturali. Questo modello testimonia una relazione articolata tra Roma e l’ambiente appenninico, spesso trascurata nella storiografia tradizionale.
L’individuazione di questi insediamenti contribuisce a una visione più equilibrata dell’Impero romano, in cui le aree marginali giocavano un ruolo attivo nella produzione e nella distribuzione delle risorse. La montagna entra così a pieno titolo nella storia economica e sociale romana, non come spazio periferico, ma come componente essenziale del sistema imperiale.





