I giochi da tavolo hanno segnato in modo indelebile il Novecento e il nostro immaginario collettivo, trasformandosi in fenomeni culturali capaci di influenzare abitudini, relazioni e persino momenti storici cruciali. Non si tratta soltanto di passatempo: dietro a un tabellone o a un libro-game si nascondono narrazioni, invenzioni e spesso riflessi del tempo in cui sono stati ideati. Oggi, in un’epoca in cui i libri-game stanno vivendo una nuova stagione e il sudoku continua a intrattenere milioni di appassionati, la storia dei giochi da tavolo torna di grande attualità.
Un contributo fondamentale a questa riscoperta arriva proprio dall’Italia. Andrea Angiolino, scrittore, giornalista e game designer italiano, ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio e alla divulgazione del gioco come fenomeno culturale. Con le sue pubblicazioni, tra cui Un secolo di giochi. Monopoly, Subbuteo, Tetris e altre storie ludiche (Carocci, 2022) e Scrivere libri-gioco. Come realizzare storie a bivi (Carocci, 2024), Angiolino ha offerto un punto di vista originale e competente, portando l’Italia al centro del dibattito internazionale sul valore culturale e creativo del gioco.
Secondo Angiolino, i giochi da tavolo spesso riflettono i tempi storici in cui nascono, diventando testimoni silenziosi di cambiamenti sociali, artistici e persino politici. Alcuni esempi lo dimostrano chiaramente. Il “cadavere squisito”, nato in ambiente surrealista, coinvolgeva grandi artisti come Jacques Prévert, André Breton, Joan Miró e Man Ray, trasformandosi da semplice divertimento a pratica artistica collettiva. Il cruciverba, le cui origini risalgono a oltre 2000 anni fa, durante la Seconda guerra mondiale venne persino utilizzato come strumento dai servizi segreti, dimostrando l’incredibile capacità dei giochi di adattarsi a contesti inaspettati.
Il Monopoly, forse il gioco da tavolo più famoso al mondo, non nacque solo come passatempo per famiglie, ma durante la guerra fu adattato con scopi militari. In alcune scatole venivano nascoste mappe, bussole, lime e denaro fittizio per aiutare i prigionieri a orientarsi o a pianificare fughe. Una dimostrazione concreta di come il gioco possa diventare un mezzo di resistenza e sopravvivenza.
Ma non solo. I libri-game, che negli anni ’80 hanno appassionato milioni di giovani lettori, offrono un altro esempio di evoluzione culturale. Serie come Lupo Solitario permettevano di vivere avventure diverse a seconda delle scelte del lettore, unendo la narrativa tradizionale alla libertà interattiva. Questo concetto ha aperto la strada a esperienze sempre più coinvolgenti, fino ai moderni giochi di ruolo come Dungeons & Dragons, che hanno trasformato il giocatore in un vero e proprio creatore di mondi.
Il lavoro di Andrea Angiolino si concentra proprio su questo: mostrare come i giochi siano specchi del nostro tempo e strumenti per leggere la società. La sua competenza, riconosciuta a livello internazionale, ha reso possibile collegare la cultura italiana del gioco con quella globale, confermando il nostro Paese come protagonista anche in un settore spesso sottovalutato.
Oggi i giochi da tavolo e i libri-game stanno vivendo una nuova stagione. In un mondo digitale e veloce, cresce il bisogno di esperienze tattili, condivise, capaci di unire famiglie e amici intorno a un tavolo. Non è un caso che le fiere del gioco, come “Lucca Comics & Games” in Toscana, attirino ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, confermandosi eventi centrali nella cultura pop italiana e internazionale.
Angiolino, con le sue opere, ricorda che il gioco non è un semplice passatempo, ma un linguaggio universale capace di intrecciare arte, cultura e storia. Dai giochi inventati per decifrare messaggi segreti alle creazioni artistiche collettive, passando per le storie interattive dei libri-game, essi raccontano un secolo di creatività e ingegno. Offrono divertimento, sì, ma anche strumenti di riflessione, formazione e connessione sociale.
La prospettiva italiana è particolarmente importante. I libri pubblicati da Carocci, prestigiosa casa editrice italiana, hanno permesso a un vasto pubblico di avvicinarsi a questo tema con rigore e curiosità. In questo modo, il contributo italiano non si limita alla semplice partecipazione, ma diventa vera e propria guida culturale nel mondo del gioco.
Il successo dei giochi da tavolo, del Monopoly e dei libri-game non è quindi soltanto la storia di un passatempo, ma quella di un percorso culturale che attraversa il Novecento e arriva fino ai giorni nostri. In Italia, grazie a studiosi come Andrea Angiolino, il gioco si trasforma in strumento educativo, creativo e persino artistico.
Raccontare questa storia significa dare dignità a una parte della cultura spesso relegata all’intrattenimento, ma che invece custodisce testimonianze preziose della nostra evoluzione sociale e creativa. I giochi, nelle loro forme più semplici e complesse, sono specchi del nostro tempo e continueranno a influenzare le generazioni future.
In definitiva, la “storia segreta” dei giochi da tavolo è anche una storia italiana, fatta di autori, editori, fiere e appassionati che hanno reso il nostro Paese un punto di riferimento nel mondo del gioco e della cultura popolare.
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