Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e la Protezione Civile in Italia stanno implementando in modo sistematico l’uso di droni (S.A.P.R. – Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) equipaggiati con sistemi avanzati di imaging termico (IR) e collegamenti satellitari in vista dei mesi invernali secchi. Questa strategia, che riflette un approccio proattivo alla gestione del fuoco, è fondamentale per affrontare i punti caldi e le riaccensioni che si verificano soprattutto di notte, quando le attività di spegnimento tradizionali sono ridotte. Sebbene gli incendi boschivi siano più frequenti nei mesi estivi, i periodi di siccità e l’accumulo di vegetazione secca (come in Sardegna, Sicilia e Calabria, regioni tra le più colpite) rendono necessario un monitoraggio continuo anche in inverno.
I droni, integrati con sensori IoT e software di Intelligenza Artificiale (AI), permettono di superare i limiti dell’osservazione satellitare (che può essere oscurata dal fumo) spingendosi fino al cuore dell’incendio per fornire dati precisi e in tempo reale. Questo approccio combinato – che unisce il telerilevamento satellitare (tramite, ad esempio, i dati Copernicus) e l’osservazione ravvicinata con termocamere – è essenziale per mappare l’estensione del fuoco, individuare focolai residui e prevedere la propagazione delle fiamme, migliorando l’efficacia degli interventi a terra.L’adozione di questa tecnologia avanzata, che include anche drone con capacità di volo prolungato (come il prototipo italiano FireHound Zero), posiziona l’Italia all’avanguardia nelle strategie di prevenzione e gestione del rischio ambientale. L’obiettivo non è solo lo spegnimento, ma la tutela preventiva del patrimonio boschivo e la sicurezza delle comunità, con una visione a lungo termine sulla resilienza del territorio.





