Il mondo del calcio e dello sport italiano è pronto a una svolta significativa sul fronte dei diritti televisivi. A confermarlo è stato il ministro dello Sport, Andrea Abodi, che nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini ha annunciato che a settembre 2025 sarà presentata ufficialmente la bozza della riforma che ridisegnerà le regole di gestione dei diritti audiovisivi sportivi.
Un tema che da anni alimenta dibattiti e contrapposizioni, sia per la distribuzione dei ricavi tra Serie A e le altre leghe, sia per l’impatto che i proventi televisivi hanno sullo sviluppo delle infrastrutture e dei settori giovanili.
La bozza della riforma
Abodi ha spiegato che la bozza nasce da un confronto serrato con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i due organismi istituzionali direttamente coinvolti.
Non si tratta di un provvedimento immediatamente operativo, bensì di un disegno di legge delega che avrà un suo iter parlamentare e che consentirà a tutte le parti interessate di dare un contributo. L’obiettivo è stabilire nuove regole più efficaci per la gestione dei diritti audiovisivi del calcio, migliorare la mutualità e aumentare il valore complessivo del sistema.
“Questa riforma – ha dichiarato il ministro – rappresenta l’inizio di un percorso che dovrà garantire una maggiore sostenibilità economica per l’intero movimento sportivo, non solo per la Serie A”.
Mutualità: l’Italia ultima in Europa
Uno dei punti più delicati riguarda il principio di mutualità, ossia la percentuale dei ricavi che la Serie A deve destinare alle altre leghe e ai settori giovanili. Abodi ha sottolineato come l’Italia sia attualmente il Paese con la mutualità più bassa d’Europa.
“Non basta parlare di mutualità – ha aggiunto – ma bisogna metterla in relazione al miglioramento complessivo del montante. Solo aumentando il valore del prodotto calcio sarà possibile redistribuire risorse significative”.
Secondo il ministro, la quota destinata alle leghe minori non deve essere considerata una semplice ripartizione, ma deve avere finalità concrete: lo sviluppo delle infrastrutture sportive e il sostegno ai vivai giovanili.
Migliorare il prodotto calcio
Un altro punto centrale della riforma è il miglioramento del “prodotto calcio” italiano, sia in termini di spettacolo che di sostenibilità economica.
Abodi ha ribadito la volontà del governo di affiancare la Serie A e le altre leghe per incrementare i ricavi, ma sempre nel rispetto del bene più prezioso: i tifosi. “Ogni riforma deve tenere conto dell’esperienza dello spettatore, dentro e fuori lo stadio, perché senza il pubblico non esiste futuro per lo sport”.
Le risorse aggiuntive dovranno quindi essere reinvestite non solo per rafforzare i bilanci dei club, ma soprattutto per modernizzare gli stadi, creare impianti più sicuri e confortevoli e sviluppare i vivai, così da garantire nuove generazioni di atleti.
La regola del “no single buyer”
Tra le novità più rilevanti inserite nella bozza c’è la revisione della “no single buyer rule”, cioè il divieto di vendere i diritti televisivi a un solo operatore.
Questa regola era stata introdotta per evitare monopoli e garantire pluralità di offerta, ma secondo Abodi oggi il contesto è profondamente cambiato. “Rispetto a quando la norma fu scritta, il mercato audiovisivo si è evoluto. È necessario consentire alla Serie A di essere dinamica, flessibile e commercialmente più efficace”, ha spiegato il ministro.
L’eliminazione del vincolo permetterebbe quindi di trattare liberamente con un singolo broadcaster, qualora fosse l’opzione più vantaggiosa, aumentando così il potenziale valore della competizione.
Un equilibrio da costruire
La riforma dei diritti Tv non è soltanto un tema economico, ma anche politico e sociale. Da un lato, c’è l’esigenza della Serie A di massimizzare i ricavi in un contesto sempre più competitivo a livello internazionale; dall’altro, la necessità di garantire solidarietà verso le categorie inferiori e verso lo sport di base, che rappresentano il cuore del movimento sportivo italiano.
Il governo, con questa bozza, prova a costruire un equilibrio tra gli interessi economici dei grandi club e l’importanza di un sistema sportivo inclusivo e sostenibile.
Uno sguardo al futuro
La discussione che si aprirà a settembre sarà cruciale per il futuro del calcio italiano. La riforma dei diritti Tv è destinata a incidere profondamente sugli assetti finanziari dei club, sulle opportunità di crescita delle leghe minori e sulla capacità del sistema di generare valore nel lungo periodo.
Se ben calibrata, la riforma potrà contribuire a ridurre il gap con altri campionati europei più ricchi e competitivi, rafforzando il brand del calcio italiano a livello internazionale e offrendo maggiori risorse per infrastrutture moderne, settori giovanili solidi e un’esperienza migliore per i tifosi.
“Il nostro impegno – ha concluso Abodi – è dare ogni supporto per migliorare il prodotto, incrementare i ricavi e garantire un calcio che sappia unire passione, tradizione e futuro”.
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