Renzo Arbore e Quelli della notte: 40 anni di rivoluzione televisiva

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Il 29 aprile 1985 segna una data fondamentale nella storia della televisione italiana: debutta su Rai 2 Quelli della notte, il primo late show made in Italy che, con il suo mix unico di varietà, talk e musica, ha cambiato per sempre il linguaggio televisivo. 

Quarant’anni dopo, il ricordo di quel programma resta vivo, non solo per le sue risate senza freni, ma anche per l’impronta che ha lasciato nel panorama televisivo nazionale. 

Ideato e condotto da Renzo Arbore, con la collaborazione di Giovanni Minoli, Quelli della notte non fu semplicemente un programma televisivo. Fu un fenomeno che anticipò i tempi, portando in scena una nuova modalità di intrattenimento: la jam session televisiva. 

Un salotto dove convivevano personaggi surreali come Riccardo Pazzaglia, filosofo partenopeo che parlava di “brodo primordiale”, Maurizio Ferrini, esperto in pedalò e filosovietico ante litteram, e Nino Frassica, che con il suo personaggio di “frate Antonino da Scasazza” stravolgeva la televisione. 

Ma la magia di Quelli della notte non era solo nei suoi ospiti, ma anche nella capacità di portare sullo schermo la spontaneità, la sorpresa e la leggerezza di una conversazione tra amici.

Un mix di satira, umorismo surreale e musica che ha creato un’energia nuova, che rifletteva perfettamente i cambiamenti culturali degli anni ‘80.

In un’Italia che stava cercando di liberarsi dal peso degli anni di piombo, Quelli della notte era il segno di una nuova vitalità, di una leggerezza che finalmente stava per emergere..

Oggi, quarant’anni dopo, la sua eredità è ancora lì. Chiunque faccia televisione o intrattenimento non può non confrontarsi con quello che Quelli della notte ha rappresentato. Perché la vera rivoluzione di Arbore è stata questa: portare la risata nelle case degli italiani, ma senza nascondersi dietro a nessuna facciata, con una libertà che oggi, forse, sentiamo ancora di più.

Quarant’anni fa, Arbore e la sua squadra ci hanno insegnato a fare televisione in modo diverso. Un’eredità che non smette mai di sorprenderci.

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