Ornella Vanoni, icona assoluta della musica italiana, spesso soprannominata affettuosamente “La Signora della Canzone”, è morta nella sua casa di Milano all’età di 91 anni a causa di un arresto cardiaco. La sua carriera, che ha attraversato sette decenni, è iniziata negli anni ’50 sotto la guida di Giorgio Strehler nel Piccolo Teatro di Milano per poi espandersi in modo trionfale nel panorama musicale . Con una discografia monumentale che conta oltre 100 album pubblicati, la Vanoni ha venduto più di 55 milioni di copie in tutto il mondo. Ha collaborato con figure di spicco del jazz e del pop, tra cui grandi artisti italiani come Gino Paoli e Vinicius de Moraes, e ha avuto un ruolo di primo piano al Festival di Sanremo, dove ha partecipato in diverse edizioni, lasciando un segno indelebile con la sua voce inconfondibile e la sua interpretazione emotiva.
La scomparsa della Vanoni ha suscitato un’ondata di commozione e omaggi in tutto il Paese e nelle istituzioni. Il Presidente del Consiglio italiano ha reso omaggio all’artista con una nota ufficiale, in cui ha espresso il cordoglio della Nazione affermando che l’Italia “perde un’artista unica che ci lascia un patrimonio artistico irripetibile, fatto di eleganza, profonda sensibilità e grandissima arte”. Anche il mondo dello spettacolo e della cultura, dai colleghi musicisti ai registi, ha espresso profondo dolore per la perdita di una figura che ha segnato un’epoca.
Ornella Vanoni non è stata solo una cantante, ma un vero e proprio simbolo culturale, fungendo da ponte tra le radici teatrali della canzone d’autore milanese, le influenze raffinate del jazz internazionale e la musica popolare. La sua eredità artistica, ricca di brani come “Senza fine”, “L’appuntamento” e “Una ragione in più”, resta una pietra miliare della cultura musicale italiana del XX e XXI secolo, spingendo a una riflessione sulla profondità e sulla poesia della musica leggera italiana d’autore.





