La casa degli sguardi, tratto dal romanzo di Daniele Mencarelli (Mondadori), segna il debutto alla regia di Luca Zingaretti, ed è un’opera intensa, emozionante e sorprendentemente matura. Il film, in sala dal 10 aprile con Lucky Red dopo il successo alla Festa di Roma e al Bif&st, affronta temi profondi come il dolore, la perdita, il disagio giovanile e la forza salvifica della bellezza.
Zingaretti, anche protagonista, interpreta un padre affettuoso ma impotente, legato alla working class romana, che ogni giorno guida il tram numero 19, metafora di stabilità e presenza. Il figlio Marco, ventenne e poeta, devastato dalla morte della madre, si autodistrugge tra droghe e alcol. Unico spiraglio è la poesia. L’opportunità di un lavoro al Bambino Gesù, come addetto alle pulizie, lo porterà a confrontarsi con un’altra forma di dolore: la malattia dei bambini.
“Questo film racconta il dolore come parte integrante della felicità,” afferma Zingaretti. “È anche una storia di poesia, di bellezza, di genitori e figli, e della capacità di esserci come gesto d’amore assoluto.” Il regista riflette anche sul malessere delle nuove generazioni: “Il loro dolore è più profondo del nostro. Vivono un mondo che cambia troppo in fretta. E l’intelligenza artificiale porterà altri scossoni.”
Il giovane Gianmarco Franchini, straordinario nel ruolo di Marco, si è avvicinato con rispetto al personaggio: “Sapevo che sarebbe stata una sfida. Ho amato il libro e la profondità del personaggio. La mia unica paura era non essere all’altezza.” La poesia, al centro della vita di Marco, non fa parte del suo passato scolastico, ma Franchini confessa: “Amo Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Ogni tanto scrivo anche qualcosa che sento dentro.”
Prodotto da Angelo Barbagallo, Gabriella Buontempo, Massimo Martino per BIBI Film, Clemart, Rai Cinema, Stand By Me e Zocotoco, il film è un nuovo tassello nel percorso narrativo di Mencarelli, autore anche di Tutto chiede salvezza e Fame d’aria.
Zingaretti firma un esordio profondo, capace di emozionare e far riflettere. Un film che ci invita a riconoscere il dolore non come fine, ma come tappa possibile verso la consapevolezza.




