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Monday, February 23, 2026

Le Madrine: Barbie Latza Nadeau racconta il potere nascosto delle donne nella mafia

CulturaLe Madrine: Barbie Latza Nadeau racconta il potere nascosto delle donne nella mafia

Dal 1° settembre arriva nelle librerie italiane Le Madrine. Omicidi, vendette e donne della mafia (Vanda Edizioni, pp. 300, €22,00), un saggio che promette di scuotere le coscienze e ribaltare molti luoghi comuni. La firma è quella della giornalista e scrittrice americana Barbie Latza Nadeau, che vive a Roma dal 1996 e che da anni racconta l’Italia per testate internazionali come CNN e The Daily Beast.

Per la prima volta tradotto in italiano, il volume esplora con ricerche accurate e interviste dirette un lato poco indagato della criminalità organizzata: quello delle donne che, lontane dall’immaginario stereotipato di mogli silenziose o vittime passive, hanno invece guidato clan, gestito affari miliardari e perfino ordinato omicidi.

Pupetta Maresca, la prima Lady Camorra

Il libro prende avvio dalla figura iconica di Assunta “Pupetta” Maresca, conosciuta come Lady Camorra. Moglie di Pasquale Simonetti, boss assassinato nel 1955, Maresca non si piegò al dolore: imbracciò la pistola e sparò 29 colpi contro l’uomo che le aveva portato via il marito. Un gesto che fece scalpore nell’Italia dell’epoca e che segnò l’ingresso ufficiale di una donna nei ranghi più alti della malavita.

Per Nadeau, Pupetta rappresenta il simbolo di un potere femminile capace di infrangere i codici di un mondo dominato da uomini. La sua storia diventa il punto di partenza per un viaggio attraverso le vicende di altre figure femminili che, tra vendette e strategie, hanno inciso profondamente nella storia della mafia italiana.

Donne di potere, oltre gli stereotipi

L’autrice svela una realtà scomoda: le donne non sono solo figure marginali o custodi della casa mentre i mariti sono in carcere, ma leader capaci di esercitare autorità e violenza con freddezza e determinazione.

Interviste esclusive e documenti giudiziari mostrano un universo femminile fatto di decisioni spietate, alleanze strategiche, vendette pianificate e una sorprendente capacità di adattarsi ai mutamenti delle strutture criminali. Le protagoniste di Le Madrine raccontano le loro vite in prima persona: c’è chi prende il comando degli affari di famiglia, chi decide di vendicare la morte di un amante, chi costruisce un impero nell’ombra mentre i boss ufficiali affrontano processi e condanne.

La mafia, dominata nell’immaginario collettivo da un machismo assoluto, viene qui ridefinita: non è solo il regno degli uomini, ma anche il terreno in cui le donne hanno saputo ritagliarsi spazi di potere, usando intelligenza, astuzia e crudeltà.

Saviano: “Un tuffo nell’abisso del potere femminile”

Non a caso, scrittori ed esperti hanno salutato con entusiasmo il libro. Roberto Saviano ha definito Le Madrine “un tuffo nell’abisso di questo potere inesplorato”, sottolineando come il saggio restituisca un’immagine autentica e disturbante del ruolo femminile nelle mafie.

Il libro ha già ottenuto recensioni positive a livello internazionale. Il New York Times lo ha descritto come “un’opera scritta con precisione, frutto di un’attenta ricerca, che esplora il ruolo delle donne nei meandri più oscuri della vita italiana”.

Tradotto in sei lingue, il saggio è diventato un punto di riferimento nel dibattito globale sulla criminalità organizzata e sull’uguaglianza di genere, aprendo una discussione inedita su figure femminili rimaste a lungo invisibili.

Una narrazione necessaria

Barbie Latza Nadeau racconta di aver sentito la necessità di scrivere questo libro dopo anni di letture che dipingevano le donne legate alla mafia unicamente come vittime. “Non avevo mai trovato un testo che parlasse di donne capaci di comandare, di scegliere, di uccidere – spiega –. Ho voluto colmare quel vuoto, dando voce a storie di donne potenti, intelligenti e talvolta crudeli”.

L’autrice ammette di essersi sentita particolarmente ispirata dalla figura di Pupetta Maresca, soprattutto dopo aver scritto un libro sul traffico sessuale a Castel Volturno e aver scoperto che la villa al mare della camorrista era stata trasformata in un centro di accoglienza per vittime di violenza. “Un simbolo fortissimo – dice – di come la storia possa ribaltarsi, e un luogo di dolore trasformarsi in un luogo di rinascita”.

Un nuovo sguardo sul crimine

Con Le Madrine, Nadeau invita a guardare oltre le semplificazioni. Le donne della mafia non sono né semplici “vedove coraggio” né spettatrici passive, ma protagoniste attive della costruzione e della gestione del potere criminale.

Il libro si pone così come un lavoro di inchiesta e di riscrittura della memoria storica, offrendo un punto di vista differente rispetto alle narrazioni ufficiali. E, soprattutto, riconosce che il crimine organizzato non è stato solo plasmato dal machismo, ma anche dalla determinazione e dall’intelligenza di donne che hanno scelto di stare dall’altra parte della legge.

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