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Monday, February 23, 2026

Gian Mario Villalta celebra trent’anni di poesia con una raccolta che diventa memoria e speranza

LibriGian Mario Villalta celebra trent’anni di poesia con una raccolta che diventa memoria e speranza

La poesia come memoria del passato, come sguardo sul presente e come speranza per il futuro. È questo il cuore della nuova raccolta “Poesie” di Gian Mario Villalta, appena pubblicata da Garzanti nella collana I grandi libri. Un volume che racchiude trent’anni di scrittura poetica e che ripercorre, attraverso cinque raccolte fondamentali, il cammino di uno degli autori più importanti della scena contemporanea italiana.

Villalta, nato a Pordenone e oggi direttore artistico del festival pordenonelegge (che aprirà dal 17 al 21 settembre con la sua 26ª edizione), ha saputo dare alla poesia una voce che nasce dal legame con la sua terra e dal confronto con le trasformazioni della società italiana. Il volume propone una summa dei suoi versi, dalle origini fino alle prove più recenti, e restituisce l’immagine di un percorso coerente e allo stesso tempo sorprendente.

Il libro raccoglie i testi di cinque opere fondamentali: L’erba in tasca (1992), Vose de vose / Voce di voci (1995), Vanità della mente (2011), Telepatia (2016), e Dove sono gli anni (2022). Una linea che attraversa tre decenni, restituendo il senso di una poesia capace di interrogare il tempo, la memoria e la lingua.

Lo scrittore Mauro Covacich, presentando l’opera, ha osservato che “poeti come Villalta possono essere considerati all’altezza dei gloriosi tempi della grande letteratura”. Una frase che sottolinea non solo l’importanza dell’autore, ma anche il valore di un percorso che ha saputo mantenere viva la voce della poesia in un’epoca spesso dominata da linguaggi più rapidi e superficiali.

La raccolta si apre con una prefazione di Massimo Natale che mette in luce il filo conduttore dell’opera di Villalta: una poesia che non ha paura di misurarsi con la perdita, con la fine della civiltà contadina che ha segnato l’infanzia dell’autore, ma che allo stesso tempo trova nella lingua e nella scrittura un modo per restituire speranza e prossimità.

Nel suo memoir L’olmo grande (2019), Villalta aveva raccontato la trasformazione di un mondo destinato a scomparire. “Siamo stati portati via da un mondo del quale non abbiamo nostalgia, ma possiede ancora una parte della nostra vita”, afferma oggi l’autore, ricordando come la sua poesia sia sempre stata attraversata da questo sentimento ambivalente: la consapevolezza della perdita e, allo stesso tempo, la volontà di non disperdere ciò che di quel mondo rimane vivo.

La lingua di Villalta è un flusso sorgivo che nasce dall’italiano ma si nutre anche del dialetto veneto di confine. Questa commistione linguistica è il segno di una libertà creativa che non teme di aprirsi alle contaminazioni, e che anzi si arricchisce della memoria orale, delle voci di una comunità che trova nella poesia uno spazio di resistenza e di dialogo.

“Le parole vengono da lontano – racconta Villalta – e nella poesia riuniscono il vero presente della vita”. Una dichiarazione che sintetizza la sua visione della scrittura come gesto di vicinanza e come forma di incontro tra persone. Massimo Natale, nella sua introduzione, ricorda una frase emblematica dell’autore: “Ho fiducia nel fatto che le poesie dicano delle cose, che siano una forma di vicinanza fra le persone. Una stretta di mano, perché dove vi è parola vi è la possibilità di un incontro, vi è ancora speranza, finché a questa parola qualcuno potrà ancora dare senso”.

La poesia di Villalta, nutrita dal passato e attenta al presente, è attraversata da un senso profondo di fraternità. Scrivere versi, trent’anni dopo, diventa allora un atto di responsabilità, un modo per affermare che la parola conserva ancora un valore di comunità e che può essere uno strumento di resistenza e di speranza.

Con questa raccolta, Gian Mario Villalta si conferma una voce centrale della poesia italiana contemporanea. La sua opera è capace di ricordare e insegnare, di custodire la memoria e al tempo stesso di aprirsi al futuro. La pubblicazione di Poesie non è solo un tributo a trent’anni di carriera, ma un invito a leggere, a scoprire e a riconoscere nella poesia uno spazio di incontro, di umanità e di senso.

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