Caos al Teatro San Carlo di Napoli: tra nomine, ricorsi e accuse incrociate

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Il Teatro San Carlo di Napoli, una delle istituzioni liriche più prestigiose al mondo e simbolo della cultura italiana, si trova da settimane al centro di una tempesta politico-istituzionale che rischia di offuscare la sua immagine internazionale. La vicenda riguarda la nomina del nuovo sovrintendente, carica che spetta al Consiglio di indirizzo del teatro, ma che ha visto lacerazioni profonde tra Comune, Governo e Regione.

Tutto è iniziato ad agosto, quando il Consiglio di indirizzo del San Carlo aveva designato come nuovo sovrintendente il violinista Fulvio Adamo Macciardi, già figura di spicco del panorama musicale italiano. La riunione che aveva portato a questa decisione si era però svolta in assenza del sindaco di Napoli e presidente della Fondazione, Gaetano Manfredi, che poche ore prima l’aveva sconvocata, e della rappresentante della Città Metropolitana. La votazione era stata portata avanti dai tre membri rimanenti: due di nomina governativa e uno espressione della Regione Campania.

Una scelta giudicata illegittima da Manfredi, che ha impugnato la delibera davanti al Tribunale civile di Napoli e al TAR della Campania, che si pronuncerà il 3 settembre. Il sindaco ha sostenuto che una riunione annullata non poteva validamente esprimere un nome per una carica tanto importante.

Per superare l’impasse, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha firmato un nuovo decreto di nomina, recependo la decisione del Consiglio di indirizzo riunitosi il 26 agosto. In quell’occasione, convocata regolarmente dallo stesso Manfredi, i tre membri espressione di Governo e Regione hanno nuovamente indicato Macciardi come sovrintendente, nonostante il punto non fosse formalmente all’ordine del giorno. La votazione, dunque, si è trasformata in una conferma, ma ancora una volta in assenza del sindaco e della Città Metropolitana che hanno scelto di non partecipare.

Quella che poteva essere l’occasione per ricomporre lo scontro ha invece alimentato nuove tensioni. Manfredi ha infatti deciso di impugnare anche la “seconda” nomina, sostenendo che non vi fossero le condizioni procedurali per riproporre Macciardi. Nel ricorso che sarà presentato il 3 settembre, saranno depositati “motivi aggiuntivi” per contestare la validità della delibera.

La vicenda ha scatenato la dura reazione del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il cui rappresentante in Consiglio si è schierato, in un inedito asse, con i membri governativi a favore di Macciardi. De Luca non ha usato mezzi termini: “Sul San Carlo stiamo assistendo a una vergogna. Dobbiamo difendere la dignità e l’onore di Napoli e del suo teatro, evitando che ci si copra di ridicolo”.

Il governatore ha annunciato che nei prossimi giorni fornirà la sua “versione dei fatti” con l’obiettivo di ristabilire una verità sui numerosi passaggi che hanno caratterizzato questa intricata vicenda. “Vicende sconcertanti – ha dichiarato – che non fanno bene né al teatro né alla città”.

Il Teatro San Carlo, fondato nel 1737 e riconosciuto come il più antico teatro lirico d’Europa ancora in attività, rappresenta non solo un’eccellenza culturale ma anche un simbolo identitario di Napoli e dell’Italia intera. È proprio questo patrimonio di storia e prestigio a rendere ancora più amaro il confronto politico-istituzionale che si sta consumando intorno alla sua guida.

Dietro la battaglia di nomine si celano anche differenti visioni di governance: da una parte, il Comune di Napoli, che rivendica il ruolo centrale nella direzione del teatro come presidente della Fondazione; dall’altra, Governo e Regione, che chiedono stabilità gestionale e continuità con un profilo artistico considerato all’altezza.

L’impressione, tuttavia, è che la disputa rischi di spostare l’attenzione dai veri obiettivi: la programmazione culturale, il sostegno agli artisti, l’internazionalizzazione del teatro e il rafforzamento del suo ruolo come attrattore turistico e culturale di primo livello.

Mentre si attende la decisione del TAR e la possibile apertura di nuovi scenari, resta l’immagine di un teatro straordinario che diventa terreno di scontro politico. Una situazione che, come sottolineano diversi osservatori, rischia di nuocere non solo al San Carlo ma all’intero sistema culturale italiano.

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