Nel 2026 Bologna consolida una crescita culturale legata al fumetto, riconosciuto sempre più come linguaggio artistico maturo e come strumento capace di raccontare la società contemporanea. Mostre, festival, rassegne, incontri con autori e laboratori dedicati alle scuole trasformano la città in un polo attivo della cultura disegnata, dove il fumetto non è più considerato “minore”, ma parte integrante della produzione culturale italiana.
Il fumetto viene valorizzato come archivio del presente. Attraverso disegno e narrazione, affronta temi come lavoro, identità, periferie, ironia urbana, memoria collettiva e trasformazioni sociali. Bologna riconosce che la potenza di questo linguaggio non è solo estetica, ma civica: una forma di racconto che può rendere visibile ciò che spesso resta ai margini e che consente letture immediate, ma profonde.
Crescono anche gli spazi dedicati alla produzione e alla formazione, con progetti che mettono in rete illustratori, sceneggiatori, editori e giovani creativi. Workshop, residenze e percorsi professionalizzanti rafforzano l’idea di una filiera culturale attiva, dove la creatività non è soltanto talento individuale, ma infrastruttura fatta di luoghi, competenze e opportunità.
Particolare attenzione viene riservata alle nuove generazioni. La città investe in laboratori nelle scuole, momenti di educazione all’immagine e percorsi di alfabetizzazione visiva, offrendo strumenti per leggere e produrre narrazione grafica in modo consapevole.
Nel 2026 Bologna dimostra così che la cultura pop può diventare cultura civica: un linguaggio vicino alle persone ma capace di affrontare temi complessi, costruendo partecipazione e dialogo. Il fumetto diventa non solo intrattenimento, ma modo contemporaneo di interpretare e raccontare la città e il suo tempo.




