Nel 2026 cresce in modo evidente la scelta di menu degustazione più brevi nei ristoranti italiani. Percorsi da 4–6 portate sostituiscono sempre più spesso i menu lunghi e complessi, offrendo esperienze più leggibili, sostenibili e realmente godibili.
Questa evoluzione nasce da una maggiore consapevolezza del ritmo del pasto. Meno piatti permettono maggiore attenzione alle porzioni, alla temperatura, al servizio e alla narrazione complessiva. Il ristorante preferisce raccontare bene poche idee, piuttosto che proporre un accumulo di preparazioni che rischiano di confondere o affaticare il cliente.
I menu più corti migliorano anche il lavoro della cucina e della sala. Riducendo la complessità operativa, aumentano precisione, continuità e qualità del servizio. Allo stesso tempo si riducono sprechi, stress della brigata e rigidità organizzativa.
Nel 2026 il menu degustazione breve diventa una scelta di identità, non di riduzione. È un modo per affermare una cucina sicura delle proprie idee, capace di sintetizzare una visione senza dispersioni.
Il cliente vive un’esperienza più equilibrata, memorabile e sostenibile. Il valore non è la quantità, ma la coerenza.






