Nel 2025 Venezia rilancia la cultura del disegno come pratica culturale diffusa, riconoscendone il valore non solo artistico ma anche conoscitivo e territoriale. Il disegno viene proposto come strumento di osservazione lenta, capace di leggere il paesaggio urbano, l’architettura e le trasformazioni della città lagunare con uno sguardo attento e profondo.
Scuole, fondazioni, spazi indipendenti e realtà educative promuovono workshop, residenze e programmi aperti ad artisti, studenti e cittadini. Il taccuino diventa oggetto centrale: non solo supporto creativo, ma archivio visivo del presente. Schizzi, mappe, annotazioni e studi dal vero costruiscono una memoria grafica della città, fatta di dettagli, variazioni di luce, gesti quotidiani e cambiamenti urbani spesso invisibili a uno sguardo veloce.
Questa riscoperta dialoga con una tradizione storica profondamente veneziana, legata allo studio del disegno come base della conoscenza artistica. Nel contesto contemporaneo, però, il disegno viene liberato da una dimensione accademica rigida e restituito come pratica accessibile, inclusiva e trasversale. Non è necessario “saper disegnare” per partecipare: conta l’atto dell’osservare, del fermarsi, del registrare ciò che si vede.
In un’epoca dominata da immagini digitali rapide e continue, il disegno assume un valore quasi controculturale. È esercizio di attenzione, tempo lungo, presenza fisica nello spazio. Attraverso il disegno, Venezia invita a ristabilire una relazione più consapevole con il proprio ambiente, trasformando l’atto creativo in esperienza urbana.
Nel 2025 la città dimostra come una pratica antica possa tornare centrale, rinnovandosi senza perdere autenticità. Il disegno diventa così linguaggio culturale vivo, educativo e profondamente legato al luogo.Nel 2025 Venezia rilancia la cultura del disegno come pratica culturale diffusa, riconoscendone il valore non solo artistico ma anche conoscitivo e territoriale. Il disegno viene proposto come strumento di osservazione lenta, capace di leggere il paesaggio urbano, l’architettura e le trasformazioni della città lagunare con uno sguardo attento e profondo.
Scuole, fondazioni, spazi indipendenti e realtà educative promuovono workshop, residenze e programmi aperti ad artisti, studenti e cittadini. Il taccuino diventa oggetto centrale: non solo supporto creativo, ma archivio visivo del presente. Schizzi, mappe, annotazioni e studi dal vero costruiscono una memoria grafica della città, fatta di dettagli, variazioni di luce, gesti quotidiani e cambiamenti urbani spesso invisibili a uno sguardo veloce.
Questa riscoperta dialoga con una tradizione storica profondamente veneziana, legata allo studio del disegno come base della conoscenza artistica. Nel contesto contemporaneo, però, il disegno viene liberato da una dimensione accademica rigida e restituito come pratica accessibile, inclusiva e trasversale. Non è necessario “saper disegnare” per partecipare: conta l’atto dell’osservare, del fermarsi, del registrare ciò che si vede.
In un’epoca dominata da immagini digitali rapide e continue, il disegno assume un valore quasi controculturale. È esercizio di attenzione, tempo lungo, presenza fisica nello spazio. Attraverso il disegno, Venezia invita a ristabilire una relazione più consapevole con il proprio ambiente, trasformando l’atto creativo in esperienza urbana.
Nel 2025 la città dimostra come una pratica antica possa tornare centrale, rinnovandosi senza perdere autenticità. Il disegno diventa così linguaggio culturale vivo, educativo e profondamente legato al luogo.






