Nel 2026 cresce il turismo legato alla cucina domestica italiana, vissuta non nei ristoranti ma nelle case. Pranzi condivisi, cucine di famiglia, tavole di quartiere e micro-ospitalità gastronomica diventano esperienze sempre più ricercate da viaggiatori che desiderano entrare nella vita quotidiana dei luoghi.
Il valore di queste esperienze non è la performance culinaria, ma il contesto umano e sociale. La cucina diventa spazio di relazione, il pasto un momento di condivisione reale, la ricetta un racconto tramandato più che una dimostrazione. Mangiare insieme significa ascoltare storie, osservare gesti, comprendere abitudini e tempi familiari.
Questo modello di turismo crea micro-economie locali e rafforza legami di quartiere. Famiglie, reti informali e piccoli progetti di ospitalità aprono le proprie case in modo controllato e consapevole, offrendo esperienze autentiche e non standardizzate. Il turista non è cliente, ma ospite temporaneo.
Nel 2026 la cucina domestica diventa forma di mediazione culturale. Attraverso il cibo si trasmettono valori, memoria e identità, senza bisogno di scenografie o formalità. Il pasto condiviso diventa gesto culturale, capace di unire generazioni e provenienze diverse.
Questo turismo intercetta un desiderio profondo di intimità e autenticità. In un mondo sempre più mediato, sedersi a tavola con le persone diventa una delle esperienze di viaggio più significative e profondamente italiane.






