Nel 2026 Torino sviluppa un progetto culturale che porta la filosofia fuori dagli spazi accademici, trasformando piazze, biblioteche civiche e centri di quartiere in luoghi di dialogo pubblico. L’obiettivo non è semplificare il pensiero filosofico, ma renderlo esperienza quotidiana accessibile, capace di accompagnare le domande del presente e stimolare una partecipazione più consapevole alla vita civica.
Incontri aperti, letture collettive, discussioni guidate e micro-laboratori di pensiero coinvolgono cittadini di età diverse, studenti, lavoratori e anziani, creando un contesto in cui la riflessione diventa pratica condivisa. La filosofia torna così alla sua dimensione originaria: confronto pubblico, ascolto reciproco e ricerca di senso attraverso il dialogo. Non si tratta di lezioni frontali, ma di spazi orizzontali in cui ogni partecipante può contribuire con esperienze personali e domande concrete.
Questo modello favorisce anche nuove forme di cittadinanza culturale. Interrogarsi su etica, tecnologia, ambiente, lavoro e convivenza sociale permette di trasformare la filosofia in strumento di comprensione del presente, non in sapere distante. I quartieri diventano così luoghi di produzione culturale diffusa, capaci di ridurre la distanza tra istituzioni culturali e vita quotidiana.
Nel 2026 Torino propone una cultura del pensiero condiviso che rafforza il legame tra riflessione critica e comunità urbana. Interrogarsi sul presente diventa gesto civico, capace di generare consapevolezza, dialogo e partecipazione. In questo scenario, la filosofia non è più solo disciplina accademica, ma pratica pubblica che contribuisce alla qualità democratica della città.






