Nel 2026 aumenta l’attenzione in Italia verso la tutela delle chiese storiche, non solo come luoghi di culto ma come patrimonio culturale fragile. In molte regioni si rafforzano interventi legati a sicurezza strutturale, manutenzione preventiva e protezione delle opere sacre, soprattutto nelle aree con edifici antichi, piccoli paesi e contesti più vulnerabili.
Il tema non è solo estetico. Cresce la consapevolezza che il degrado, l’umidità e i rischi climatici possano compromettere affreschi, altari, statue lignee e archivi parrocchiali. Per questo si diffondono approcci più scientifici: monitoraggi, sensori ambientali, controlli programmati e restauri più mirati, evitando interventi tardivi o emergenziali.
Parallelamente aumentano le misure di protezione contro furti e danni: sistemi anti-intrusione, controllo accessi, inventariazione e digitalizzazione dei beni. La chiesa diventa così un luogo protetto e gestito con maggiore responsabilità.
Nel 2026 questa attenzione dimostra una cosa importante: la religione in Italia non è solo pratica spirituale, ma anche custodia di memoria collettiva. Proteggere una chiesa significa proteggere storie, simboli, arte e identità territoriale.






