A Torre Angela, periferia Est di Roma, l’area verde del parco Carlo Tufilli entra in una nuova fase: è stato inaugurato il primo “Bosco Rosso”, un progetto che unisce la riqualificazione del parco e strumenti di sicurezza, con l’obiettivo dichiarato di contrastare violenze, molestie e microcriminalità negli spazi pubblici.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’associazione Algaxia, il Municipio VI ed il Comune di Roma, punta a trasformare un’area percepita come vulnerabile in un luogo più frequentabile, con una funzione esplicita: diventare un deterrente e un possibile “rifugio sicuro” per le donne. Algaxia, con la sua presidente Sabrina Zolla, presenta il Bosco Rosso come un intervento di rigenerazione urbana che mira a rendere i parchi “baluardi” contro il degrado e la violenza, combinando ambiente, benessere e sicurezza.
Diritti delle donne: sicurezza negli spazi pubblici, non solo “protezione”
Il punto centrale riguarda il modo in cui una città garantisce il diritto delle donne a muoversi liberamente senza paura. Perché la sicurezza non è un favore: è una condizione di cittadinanza. In quartieri come Torre Angela, dove l’uso dei parchi può essere limitato dal degrado e dalla percezione di rischio, ogni intervento che riporta persone, servizi e cura nello spazio pubblico ha un valore sociale immediato.
Ma proprio perché si parla di diritti, il progetto apre un confronto: quanto la sicurezza può (e deve) affidarsi alla sorveglianza e alla tecnologia, e quanto, invece, vada costruita con politiche strutturali: illuminazione, manutenzione, presenza educativa, reti antiviolenza, trasporti, presidi sociali e un accesso reale ai servizi.
Il nodo: prevenzione, protezione, responsabilità
All’inaugurazione sono intervenute figure istituzionali e rappresentanti politici, che hanno presentato il Bosco Rosso come parte di una strategia di contrasto alla violenza di genere basata sulla prevenzione, sulla protezione e sulla certezza della pena.

La sfida, ora, sarà verificare se il “Bosco Rosso” riuscirà a tradursi in un cambiamento concreto: più donne nei parchi, più famiglie, più attività, più fiducia. E soprattutto se verrà accompagnato da ciò che le associazioni femminili e i centri antiviolenza chiedono da anni: servizi stabili, educazione al rispetto, presa in carico delle vittime, formazione, e un sistema che non scarichi sulle donne il peso di “doversi proteggere”.
Per Torre Angela, questo progetto può diventare una prova importante: dimostrare che rigenerare uno spazio non significa solo “metterlo in sicurezza”, ma renderlo finalmente abitabile e libero per tutte e tutti cominciando dal diritto, spesso negato, delle donne a vivere la città senza paura.






