Nel 2026 cresce l’attenzione storica verso le infrastrutture dell’Italia postunitaria come fattori decisivi nella costruzione dello Stato nazionale. Ferrovie, ponti, porti, strade e reti telegrafiche non furono solo opere tecniche, ma strumenti fondamentali di integrazione politica, economica e culturale.
Le nuove ricerche mostrano come l’unificazione non si sia realizzata esclusivamente attraverso decisioni politiche o militari, ma grazie a cantieri, collegamenti e reti materiali che ridussero le distanze storiche tra regioni diverse. Il treno, in particolare, cambiò la percezione dello spazio e del tempo, favorendo mobilità, commercio e circolazione delle idee.
Le infrastrutture crearono nuove opportunità economiche, ma anche nuove disuguaglianze, evidenziando il divario tra aree integrate rapidamente e territori rimasti marginali. Tuttavia, nel lungo periodo, queste reti contribuirono a costruire una dimensione nazionale condivisa, rendendo l’Italia più interconnessa.
Nel 2026 l’Italia postunitaria viene letta come un progetto materiale oltre che politico. Le infrastrutture diventano documenti storici che raccontano ambizioni, conflitti e trasformazioni profonde. Studiare queste opere significa comprendere come la modernità italiana sia nata dal lavoro concreto, dal movimento e dalla connessione quotidiana.






