Nel 2026 Genova rafforza iniziative dedicate alla narrazione orale come forma di memoria culturale viva, concentrandosi in particolare sui quartieri legati alla storia portuale. Racconti di lavoratori del porto, famiglie marinare, comunità migranti e nuove generazioni vengono raccolti attraverso incontri pubblici, podcast urbani, archivi sonori e laboratori intergenerazionali.
La voce diventa così patrimonio culturale dinamico: non documento statico, ma esperienza condivisa che restituisce emozioni, linguaggi, accenti e trasformazioni sociali. Ogni testimonianza contribuisce a costruire una memoria plurale della città, capace di includere storie quotidiane spesso assenti dalle narrazioni ufficiali.
Il progetto favorisce anche relazioni tra generazioni diverse. I più anziani trasmettono esperienze di lavoro e di vita sul mare, mentre i giovani reinterpretano questi racconti attraverso strumenti digitali, creando nuove forme di comunicazione culturale. La memoria parlata si trasforma così in archivio collettivo accessibile e partecipato.
Nel 2026 Genova dimostra che l’ascolto può diventare pratica culturale centrale. Custodire le voci significa preservare identità, relazioni e trasformazioni urbane. La cultura nasce dall’incontro tra storie personali e spazio pubblico, restituendo alla città una narrazione corale e profondamente umana.






