Nel 2026 cresce l’attenzione verso la storia delle campagne italiane in età moderna, spesso oscurata dalle grandi narrazioni urbane e politiche. Studi su catasti, contratti agricoli, registri parrocchiali e archivi locali stanno restituendo un’immagine più complessa della vita rurale tra Settecento e Ottocento.
Le campagne non erano spazi immobili o arretrati, ma territori attraversati da trasformazioni lente e continue. Il lavoro stagionale, la gestione delle terre, le relazioni di vicinato e le micro-economie locali costruivano un sistema sociale articolato. Contadini, mezzadri e proprietari interagivano attraverso accordi che regolavano produzione, lavoro e redistribuzione delle risorse.
Le ricerche mostrano anche una forte capacità di adattamento: innovazioni agricole, gestione delle crisi climatiche e riorganizzazione del lavoro dimostrano una resilienza spesso sottovalutata. Le campagne erano luoghi di sperimentazione pratica, non solo di conservazione della tradizione.
Nel 2026 questa prospettiva restituisce centralità al mondo rurale come componente fondamentale della storia italiana moderna. Le campagne raccontano un’Italia che lavora, resiste e si trasforma, ponendo le basi sociali ed economiche della modernità.






